Le vie del turismo s’incontrano a Budapest

È come il bianco e nero con il colore, l’analogico con il digitale, il vecchio con il nuovo. Basterebbe confrontare un’immagine attuale di Budapest con una fotografia del 1989, anno del crollo del sistema socialista, per cogliere i segni della sua rapida trasformazione, dell’evoluzione di questa metropoli con 2 milioni di abitanti, oggi proiettata verso un ruolo di “world city”. Gli esperti delle famose guide Fodor’s (fodors.com), hanno incluso Budapest tra le destinazioni top del 2008, scrivendo che la capitale ungherese “non è mai stata così splendente”. Gli ultimi dati parlano chiaro: il numero di turisti stranieri in visita nel paese, secondo l’Ufficio centrale di statistica, è aumentato dell’11% a novembre 2007 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre il numero di turisti ungheresi è cresciuto del 10,4%.

Dal grigiore comunista al lusso occidentale
Ad eccezione dei suoi luoghi simbolo, monumenti cristallizati nella memoria come il Castello, il Ponte delle Catene o lo storico Palazzo del parlamento, il cambiamento si coglie ovunque: dalle luminose insegne dei negozi, alle eleganti facciate delle case in centro ristrutturate a regola d’arte, passando per le nuove aree di periferia dove non si respira più l’opprimente e grigia atmosfera di vent’anni fa.
Non manca davvero nulla: le più importanti griffe della moda occidentale che hanno posizionato i loro atelier in viale Andrássy (gli Champs Elysées di Budapest), i nuovi caffè che si rifanno alla tradizione dei locali di fine Ottocento, aree pedonali, boutique hotel e decine di ristoranti, club e bar di tendenza, che sono lì a testimoniare la velocità con cui la capitale ungherese ha accorciato le distanze dalle principali metropoli europee. Non a caso la Banca Mondiale, il più importante organismo internazionale per la ricostruzione, aveva indicato Budapest come un modello da seguire per i paesi emergenti reduci da regimi totalitari.

La rinascita economica
Oggi la capitale è di fatto il motore dell’economia ungherese. La sua veloce rinascita è iniziata immediatamente dopo la caduta della “cortina di ferro” con le prime elezioni democratiche del 1990, ed è proseguita senza stop. Smantellate le basi militari sovietiche ed eliminate dalle piazze le severe statue del regime, oggi confinate in un originale museo, si è dato il via a ristrutturazioni di quartieri, strade, palazzi, monumenti, grazie ai soldi delle privatizzazioni.
Nel 1996 è stato aperto un fondo per il rinnovamento urbano, per sostenere il recupero di circa 2mila palazzi e condomini. Dal 2001, oltre un decimo del budget municipale è stato investito per ammodernare i trasporti, con il risultato che oggi il 65% degli abitanti di Budapest usa abitualmente i mezzi pubblici.

Hotel e ristorazione (anche made in Italy)
Attraverso un piano di marketing territoriale si è creato un ambiente sicuro e favorevole per attirare capitali stranieri: dal 2004, anno in cui l’Ungheria è diventata membro dell’Unione Europea, si sono riversati in particolare nel commercio e nel turismo.
Questi capitali hanno generato un boom d’iniziative. È il caso dell’attivissimo Gruppo Boscolo, che dopo una lunga operazione di restauro ha riaperto nel 2006 il New York Palace (boscolohotels.com), un luxury hotel di 107 camere che ospita lo storico Cafè New York, aperto nel 1894 e costruito in stile eclettico e neorinascimentale. È italiano anche l’Uhu Villa (www.uhuvilla.hu), elegante albergo sulle colline di Buda, la parte medievale della città.

La ristorazione è un altro ambito in cui il gusto e l’esperienza tricolore si stanno facendo valere. Il fiore all’occhiello è rappresentato dal lussuoso Pava, ristorante art decò, con chef bergamasco e manager veneto, al pianterreno del Gresham Palace, lussuoso hotel riaperto nel 2004 dal gruppo alberghiero Four Seasons dopo un accurato restauro (fourseasons.com): ogni mese c’è una cena tematica, con una cantina italiana che presenta i suoi vini. «Una quota significativa di investimenti stranieri sono stati indirizzati nel settore dell’ospitalità, dando vita a nuovi alberghi di lusso, ristoranti, distretti del divertimento, centri culturali, programmi e servizi turistici», spiega László Fekete, direttore del Bto, l’ufficio del turismo di Budapest. «L’entrata di questi attori esteri ha contribuito ad elevare l’offerta turistica della capitale, portandola a un livello senza precedenti». Nel 2006, su un totale nazionale di 9,8 milioni di pernottamenti, solo Budapest ne ha totalizzati oltre la metà. Senza contare che la capitale è entrata, grazie a una moderna dotazione di spazi per la convegnistica e oltre 35mila posti letto, nelle prime 10 destinazioni europee per eventi congressuali.

Locali trendy e turismo termale
Questo insieme di fattori, saldati alla ricerca del nuovo e del moderno, ha portato all’apertura di locali che dettano tendenza anche all’estero. Ne sono esempio il poliedrico TG Tom&George (www.tomgeorge.hu), ristorante di cucina internazionale, indiana, thai, italiana, francese con angolo sushi bar, o il Mokka Cafè Restaurant (mokkarestaurant.hu ) in stile etnico e menu fusion. O, ancora, il White Heaven, dagli interni bianco latte e un bancone luminoso che muta continuamente colore (whiteheaven.hu), lo Spoon Lounge (spooncafe.hu) su un barcone di 75 m sul Danubio e il Menza (www.menza.co.hu), bar ristorante con elementi in stile anni ’70, affacciato sulla vivacissima Listz Ferenc, la zona preferita di chi ama fare tardi.

Budapest ha infine una particolarità: è l’unica metropoli al mondo ricca anche di sorgenti termali. L’acqua termale varia dai 21 ai 78 gradi e fuoriesce da 118 sorgenti naturali e pozzi. Nella capitale si può scegliere tra oltre 30 stabilimenti di acque curative, tra cui anche bagni turchi. Una risorsa strategica che consente alla capitale ungherese un vantaggio competitivo rispetto ad altre destinazioni urbane. Dunque non solo cultura (il 2008 è l’anno del Rinascimento in Ungheria), gastronomia e movida. Ma anche benessere e wellness, proprio in linea con gli utimi trend del turismo internazionale.

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