L’aumento dei prezzi penalizza le colazioni

Al bar, l’inflazione cammina più velocemente che fuori. Nel 2010, afferma l’Istat, i prezzi delle consumazioni nei pubblici esercizi sono cresciute del 2,1%, a fronte di una inflazione generale che invece si è fermata all’1,5%.
Nel febbraio di quest’anno, pur in presenza di un “raffreddamento” dell’inflazione al bar (+2,1% nei 12 mesi da febbraio 2010 a febbraio 2011 contro un’inflazione generale del 2,4%) la caffetteria ha registrato un +0,42% contro un +0,30% dell’intera economia. Risultato: la colazione al bar è diventata più cara: «Un classico caffè e brioche – afferma Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori – rispetto al 2010 costa il 13,5% in più». Un aumento pericoloso, visto che i redditi reali delle famiglie italiane sono fermi ormai da qualche anno se non in discesa. E rispetto al quale si incominciano già a intravedere i primi effetti negativi: «I rincari – continua Pileri – incidono non solo sul portafoglio, ma anche sullo stile di vita degli italiani: rispetto al 200, quando iniziò la crisi, gli italiani che alla mattina hanno scelto di non fare colazione sono il 7% in più. E i prezzi elevati dei bar spingono l’86% dei consumatori a fare abitualmente, almeno cinque volte a settimana, la colazione a casa». Un campanello d’allarme che è opportuno non sottovalutare.

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