La somministrazione della birra e il calcolo della gradazione alcolica

La classificazione della birra

In Italia, secondo il disposto dell’articolo 2 della legge n. 1354 del 1962, successivamente modificata dalla legge n. 329 del 1974, la birra viene suddivisa in cinque diverse categorie, in base ai gradi saccarometrici (anche detti gradi Plato). Come tutti sappiamo, però, in etichetta viene indicato il contenuto alcolico in volume.

Gradazione saccarometrica e contenuto alcolico sono due grandezze distinte e non sono correlate in modo proporzionale. La gradazione saccarometrica, in particolare, misura la quantità di zuccheri presenti nel mosto prima della fermentazione: 1 grado saccarometrico o Plato è pari a 10 grammi di zuccheri in 1 Kg di mosto.

Sebbene non vi sia un rapporto matematico esatto fra i gradi saccarometrici e quelli alcolici – in quanto durante la fermentazione solo una percentuale degli zuccheri viene trasformata in alcool e questa percentuale non è fissa – generalmente si considera che, approssimativamente, 3 gradi saccarometrici corrispondano a 1 grado alcolico.



1 – Birra Analcolica: da 3 gradi saccarometrici a 8 (da 1 a 2,6% alc.vol.)

2 – Birra Leggera o Light: da 5 gradi saccarometrici a 13 (da 3,6 a 4,3% alc.vol.)

3 – Birra Normale: da 11 gradi saccarometrici a 13 (da 3,6 a 4,3% alc.vol.)

4 – Birra Speciale: da 13 gradi saccarometrici a 15 (da 4,3 a 5% alc.vol.)

5 – Birra Doppio Malto: oltre 15 gradi saccarometrici (oltre 5% alc.vol.)



Va infine sottolineato che – sempre secondo l’articolo 2 della legge n. 1354 del 1962, così come modificato dall’articolo 2 del D.P.R. 30 giugno 1998, n. 272 – quando alla birra sono aggiunti frutta, succhi di frutta, aromi, o altri ingredienti alimentari caratterizzanti, la denominazione di vendita deve essere completata con il nome della sostanza caratterizzante.








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