Interinale: se la causale manca o è generica il rapporto diventa a tempo indeterminato

Se nel contratto di somministrazione a termine c’è una causale generica, il rapporto con l’azienda utilizzatrice si trasforma in un contratto a tempo indeterminato. Così affermano due sentenze della Cassazione, la 10560 del 7 maggio e la 11411 del 13 maggio. Il lavoro in affitto deve prevedere infatti una causale specifica. Solo in alcuni casi può esserne privo: quando riguarda precise categorie di lavoratori come i disoccupati, i percettori dell’indennità ordinaria di disoccupazione da almeno sei mesi, i “soggetti percettori di ammortizzatori sociali, anche in deroga, da almeno sei mesi”, i lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati (regolamento 800/2008/CE e decreto del Lavoro del 20 marzo 2013) o altre ipotesi definite dai contratti collettivi. È ammessa l’assenza di causale anche nell’ipotesi di primo contratto a tempo determinato di durata non superiore ai 12 mesi, anche in caso di prima missione (legge 92/2012).
Escluse queste circostanze, per usare il contratto di somministrazione a tempo determinato devono sussistere precise “esigenze di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo” (vedi riquadro in alto) ben enunciate nel contratto di fornitura tra l’agenzia interinale e l’utilizzatore.
Il contratto è consentito infatti per le sostituzioni di lavoratori assenti per ferie o altri motivi, per le sostituzioni in caso di risoluzione del rapporto di lavoro senza preavviso (massimo per due mesi), per un’intensificazione temporanea dell’attività dovuta a flussi non ordinari di clientela e in altre ipotesi previste dalla contrattazione integrativa. E le causali, come hanno sottolineato altre volte i giudici, non possono risolversi in una parafrasi della norma, ma devono spiegare il reale collegamento tra quanto previsto nel contratto e l’effettiva situazione aziendale. n

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