Continua la crescita delle imprese bar. Ad aprire soprattutto giovani e stranieri

Non si ferma la crescita del numero delle imprese del fuori casa. Lo dimostrano i dati di Infocamere sul saldo fra i nuovi e vecchi iscritti alle Camere di Commercio, calcolato al 30 settembre 2012. Numeri che mostrano, però, una frenata per il dinamismo del settore: continuano a fiorire nuove aziende, ma la contemporanea chiusura di molte insegne rende il saldo tra aperture e chiusure solo lievemente positivo: +1%, corrispondente a 3.629 imprese in più sul mercato rispetto a dodici mesi prima.

Quasi 350mila imprese
Complessivamente il numero dei pubblici esercizi si attesta su 346.635 e comprende i ristoranti tradizionali, le attività di ristorazione mobile, i bar, i catering e le mense. I bar, con poco più di 163mila unità, sono il 47% del totale. Il loro numero è però inferiore a quello dei ristoranti che, tra statici e mobili, con circa 180mila aziende superano il 50% del totale delle imprese del fuori casa. Le attività di catering e mense, infine, sono 3.500 circa, pari all’1% del totale.
Il comparto più dinamico è proprio quello dei bar, con un saldo positivo di oltre 2.000 insegne aggiuntive (+1,3%). Seguono i ristoranti (+0,9%, grazie a un saldo di 1.566 imprese in più rispetto al terzo trimestre 2011) e i catering/mense (+0,7%).
Per quanto riguarda la categoria dei bar, è la Calabria la regione che registra la crescita maggiore, con un saldo di +2,6% grazie a 111 imprese in più rispetto all’anno precedente. Tuttavia, in valori assoluti, è la Lombardia a registrare il maggior numero di locali aggiuntivi: 282 unità su 28mila, di cui 139 solo a Milano, la provincia d’Italia che registra il saldo più consistente. L’unico segno meno della tabella è in corrispondenza di Venezia, che rispetto all’anno precedente perde 39 insegne, pari a un saldo del -1,4%. Roma, invece, si conferma la provincia con più bar d’Italia: 12.447 imprese, una ogni duecento abitanti.

Tanti nuovi giovani
I dati di Infocamere prendono in considerazione anche le cosiddette “imprese giovanili”, cioè le aziende in cui almeno la metà dei componenti del board sia under 35. Per quanto riguarda i bar, si parla di 26mila unità, ovvero del 16,1% sul totale degli iscritti. È interessante notare come, mentre nel caso dei ristoranti si è verificato un calo delle imprese giovanili di circa 500 unità, i bar gestiti da under 35 hanno aumentato il loro numero di quasi 900 aziende. Una vivacità particolarmente evidente in regioni come la Lombardia, prima in valori assoluti con oltre 4mila imprese giovanili, o il Molise che registra la percentuale più alta (24,9%). Segue la Calabria, con il 24,5%, trainata dal 32,1% della provincia di Crotone, la percentuale di imprese giovanili più alta d’Italia. Roma, Milano e Napoli sono le province meglio rappresentate dai giovani, nonché le uniche in Italia in cui le imprese under 35 superano quota mille: domina quella di Roma con 1.581 aziende, seguita da Milano (1.364) e Napoli (1.151).
Non si arresta il dinamismo degli stranieri in Italia, almeno per quanto riguarda i bar. Se l’anno scorso le aziende a partecipazione estera per più del 50% erano poco più di 10mila, adesso sono 11.681, attestandosi a quota 7,1% sul totale delle imprese registrate. Situazione opposta per i ristoranti etnici, che invece perdono oltre 500 unità. A guidare la classifica dei bar a guida straniera è la Lombardia, con oltre 3mila imprese, trainata dall’esperienza di Milano, in cui i bar gestiti da stranieri sono più del 15% (1.443 imprese). Segue Roma, ma a notevole distanza, con 777 unità.

Cinesi i più numerosi
Analizzando le ditte individuali (sono 7.468, più del 60% del totale delle imprese straniere), è possibile tracciare anche un identikit per nazionalità: nel caso dei bar i cinesi non hanno rivali e sono in continua crescita.
I bar-ditte individuali cinesi, a oggi, sfiorano quota 2.500, con un aumento di circa 400 unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei ristoranti, invece, i più numerosi sono gli egiziani.

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