Flusso di coscienza: il nuovo menu dell’Argot che si ispira all’arte di Proust e Joyce

Che cosa c’entrano scrittori come James Joyce, Italo Svevo, Marcel Proust, Jack Kerouac con la miscelazione? Molto, almeno all’Argot di Roma. Basta guardare la nuova drink list preparata da Gianluca Melfa, Francesco Bolla e Daniele De Angelis, dal nome eloquente: Flusso di coscienza. Una tecnica narrativa dove i pensieri di un personaggio di un racconto sono presentati così come si affacciano nella sua mente, secondo una rete di libere associazioni mentali di idee, pensieri, immagini, ricordi. Una tecnica che ha riempito le pagine dei capolavori di questi e di altri grandi autori, alla quale i bartender del cocktail bar capitolino si sono ispirati per mettere a punto i 12 drink, tutti originali twist on classic, che compongono il nuovo menu, proposto dal 10 novembre e che allieterà i frequentatori del locale fino a fine primavera.

Emozioni, ricordi, sensazioni diventano così la quel fondo magmatico dal quale attingere e lasciarsi guidare nella scelta e nell’abbinamento degli ingredienti e che si vuole trasferire nel bicchiere. «Questo menu per noi non è solo un elaborato studio delle materie prime e di personali reinterpretazioni di grandi classici, ma molto di più – spiega a bargiornale.it Gianluca Melfa -. Abbiamo cercato di racchiudere in ogni drink le nostre emozioni, sensazioni, esperienze, spezzoni di vita».

Come tutto ciò si sia tradotto in pratica è sempre Melfa a raccontarlo. «Seguendo il flusso di coscienza, abbiamo associato in maniera del tutto libera da ogni schema i drink alle nostre emozioni e sensazioni, dando a ognuno di essi qualcosa da raccontare e trasmettere – spiega -. Abbiamo cercato in parte di dire che cosa significassero per noi certi ingredienti, lasciando comunque al cliente la libertà di reintepretarli, in base alle sue esperienze».

Fedele a questo progetto, è lo stesso menù a suggerire l’origine e il percorso seguito della mente che ha portato alla creazione di ogni drink, attraverso le parole chiave che accompagnano la descrizione degli ingredienti e la foto del cocktail.

Così, ad esempio, tra i nuovi drink troviamo Scusaci maestro, rivisitazione di un grande classico, il Martini Cocktail, fatta con grappa, gin e un’infusione di rosmarino, accompagnato dalle parole “allievo/maestro”, “pazzia”, “osare”, “rispetto”, a raccontare quel mix di soggezione e di desiderio di spingersi oltre che ha pervaso i bartender quando hanno voluto proporre la loro reinterpretazione di un cocktail emblema per eccellenza della miscelazione. Oppure Bella de papà, omaggio alla piccola Sofia, la figlia di Gabriele Simonacci, bartender e fondatore con Melfa e Bolla dell’Argot, scomparso lo scorso febbraio a pochi giorni della nascita della bambina. Un drink a base di brandy, Calvados, succo di limone, sciroppo di biscotto e latte, servito in quei contenitori che un tempo i commessi delle latterie utilizzavano per la consegna del latte a casa, e accompagnato da un side costituito da un biscotto per bambini. “Gabri”, “Sofia”, “padre/figlia”, “amore vero”, “sorriso”, “crescita”, “eterno”: sono le parole che lo raccontano.

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