Fisco più morbido a causa della crisi

Studi di settore –

Gli studi di settore 2009 terranno conto della contrazione dei ricavi a causa della recessione. Un lieve scostamento dalle stime di Gerico non deve perciò allarmare i gestori alle prese con la dichiarazione dei redditi. Ma occhio al redditometro: un’auto di lusso può far scattare l’accertamento

Con la crisi economica il Fisco è più morbido. Gli studi di settore 2009 terranno infatti conto della contrazione dei ricavi a seguito della recessione iniziata a fine 2008. I correttivi a Gerico sono già stati annunciati da parte della Commissione degli esperti della Sose (la società che edita gli studi di settore). Una seconda correzione congiunturale arriverà a redditi già dichiarati. Un lieve scostamento tra quelli che si ritengono essere i propri ricavi e ciò che invece stima il software fiscale, dunque, non deve allarmare l’esercente alle prese con la dichiarazione dei redditi. Ma attenzione: quest’anno, al tempo stesso, in funzione anti-evasione le Entrate potranno incrociare i dati di Gerico con il redditometro, strumento di accertamento che misura il reddito complessivo di un contribuente a partire da alcuni indicatori del suo tenore di vita: possesso di automobili di lusso, incrementi patrimoniali, costi significativi per viaggi, scuole, aste, leasing ecc.

I nuovi studi di settore
Per bar, gelaterie e pasticcerie, poi, la correzione congiunturale si somma al normale programma di revisione triennale degli studi di settore, avvenuto nel corso del 2008. Il nuovo studio valido per il 2009, in relazione all’anno d’imposta 2008, è l’UG37U, erede del precedente modello TG37U. Anche la revisione, così come la correzione straordinaria decisa per la crisi, agisce sugli indicatori presi in considerazione per la stima dei ricavi.
Ma vediamo nel dettaglio. Come funzionano gli studi di settore? Sulla base di una funzione statistica, calcolano i ricavi presunti di un’attività economica a partire da alcuni parametri utili a inquadrarla: per quanto riguarda un bar si considerano i metri quadrati di superficie del locale, il numero di tavoli e di posti a sedere, i servizi offerti (dalla torrefazione alla sala giochi), fino a dettagli come i chilogrammi di caffè consumati nell’attività. Naturalmente, questo non basta a stimare i potenziali ricavi di un locale: pur con lo stesso numero di tavoli, un bar del centro di Roma non avrà gli stessi guadagni di uno alla periferia. Per questo la popolazione di contribuenti interessata da uno studio di settore viene suddivisa in gruppi omogenei detti cluster, identificati da caratteristiche simili (dimensioni, tipologia di vendita principale, collocazione), ai quali si applica la stessa formula per il calcolo dei ricavi. Un coefficiente di territorialità distingue inoltre i contribuenti che si trovano nello stesso cluster a seconda del contesto socio-economico in cui si trovano (per esempio, un’area a forte benessere o, al contrario, periferica). Alla presentazione della dichiarazione dei redditi, ogni esercente è tenuto a comunicare alle Entrate tramite l’intermediario fiscale (Caaf o commercialista) i dati che inquadrano la propria attività.

I dati da fornire

Tra i dati da fornire troviamo: numero di dipendenti, apprendisti, collaboratori, familiari, soci; tipologia di esercizio: superfici, periodi di apertura, posti a sedere interni o esterni, alcuni prezzi praticati; possesso di beni strumentali: bancone bar, banco frigo, granitori, forni elettrici ecc. A questi e ad altri elementi si associano quelli contabili, gli ammortamenti, le scorte in magazzino. Sulla base di questi indicatori, immessi in Gerico (programma aggiornato di anno in anno), la funzione ricavi calcola il valore di guadagni atteso per quel tipo di attività economica. Da questo dato, e dal confronto con i redditi dichiarati, deriva la definizione di contribuente congruo (quando c’è corrispondenza) e non congruo (quando invece quanto dichiarato non è in linea con la stima dei ricavi). Che cosa succede se si risulta non congrui? Secondo le indicazioni fornite dalle Entrate, i dati di Gerico hanno il valore di una presunzione semplice, cioè sono solo un’indicazione di cui il Fisco può decidere di tenere conto (specie se lo scostamento è ampio). In parole semplici, a una situazione di non congruità non segue immediatamente l’accertamento fiscale, ma il contribuente viene invitato dalle Entrate a un contradditorio in cui giustificare la propria situazione. Cause diverse possono avere inciso infatti sui ricavi di un’attività: l’apertura di un altro locale nelle vicinanze, l’interruzione per lavori della strada su cui l’attività si affaccia. Situazioni che vanno segnalate già nello studio di settore e ribadite al momento del contraddittorio, nel modo più documentato possibile (anche con fotografie e ogni altro atto ufficiale).
Se il contribuente rifiuta di partecipare al contradditorio o fornisce giustificazioni ritenute non sufficienti, potrà seguire l’accertamento, che apre la strada a un possibile contenzioso tributario.

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