Estorsione e usura minacciano la ristorazione

Attività –

Esercenti costretti a pagare interessi salati e condizionati negli acquisti. Bargiornale analizza il fenomeno con il supporto dell’ultimo Rapporto Sos Impresa









Il testo integrale del Rapporto SOS Impresa
(file . pdf)


Non bastava il calo dei consumi, il credit crunch, la deregulation. A rendere amara la vita dei pubblici esercizi ci si mettono anche estorsori e usurai. Non che strozzinaggio e pizzo siano fenomeni nuovi, semmai il fil rouge tra medioevo e futuro, tuttavia tali reati si evolvono a una velocità straordinaria, assecondando il mercato e i suoi cambiamenti. Un'evoluzione di cui ne dà puntuale fotografia SOS Imprese, l'associazione Confesercenti nata nel 1991 per difendere la libera iniziativa imprenditoriale. Con il presidente, Lino Busà, abbiamo commentato il Rapporto annuale dell'associazione.

Siamo giunti all'undicesima edizione del Rapporto SOS Impresa, quali sono gli aspetti più temibili?
Obiettivo del rapporto è mettere in luce le relazioni e i condizionamenti delle mafie a condurre liberamente un'attività imprenditoriale. Una prospettiva, la nostra, particolare, che evidenzia un fenomeno, ahinoi, assai diffuso: l'attività delle mafie ormai non è più solo predatoria.
Il pizzo continua a garantire la quotidianità dell'organizzazione, accresce il suo dominio, conferisce maggiore prestigio al clan, misura il tasso di omertà di una zona, di un quartiere o di una comunità. Tuttavia, negli ultimi anni, i signori del racket hanno ampliato i loro orizzonti: aprono attività commerciali in proprio, investono i proventi illeciti in attività legali, hanno il controllo di quote consistenti di società e marche note. Un fenomeno che tocca da vicino i bar: sono attività che consentono una forte circolazione del denaro, che richiedono apporto di capitali, aziende quasi sempre società a responsabilità limitata. Senza contare che in un bar ogni giorno entrano ed escono molte persone, il che permette ai signori del racket di tenere i contatti con i picciotti e condurre i propri affari alla luce del giorno. È necessaria dunque una maggiore solidarietà e attenzione da parte delle istituzioni nei confronti del settore della ristorazione per salvaguardare le tante imprese sane.

Il pizzo tuttavia continua a garantire la sopravvivenza all'impresa mafia, come si declina oggi tale attività?
Alle forme tradizionali di pagamento del pizzo, tutte ancora oggi presenti, se ne aggiungono altre che danno il senso della pervasività delle organizzazioni criminali. Così una recente operazione a Palermo ha messo in luce che il titolare di un bar-ristorante doveva organizzare gratuitamente cerimonie nuziali e battesimi per i familiari dei mafiosi. Accanto alle cosiddette donazioni in natura, c'è il fenomeno dell'imposizione di marche: dalle farine alle acque minerali. Ha fatto scalpore di recente il caso di un'azienda camorristica che imponeva i propri cartoni per l'asporto a tutte le pizzerie della zona. Una pratica assai pericolosa, perché il confine tra vittima e colluso si assottiglia: “Ma sì, compro quest'acqua minerale, questa marca di gelati, questo pastificio” ecc.

Nel rapporto si legge che il reato maggiormente in crescita è quello dell'usura. Negli ultimi anni il numero di commercianti colpiti, pubblici esercizi inclusi, è lievitato a 180.000 vittime, con un giro d'affari che oscilla intorno ai 15 miliardi di euro. Cifre che valgono una riflessione..
Aggiungo altra carne al fuoco: mentre l'estorsione riguarda principalmente gli imprenditori delle quattro regioni storicamente più esposte alla criminalità organizzata (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania), l'usura è una pratica diffusa da Palermo a Bolzano. Siamo di fronte a “un'offerta” ormai diversificata, in grado di rispondere a ogni esigenza. Così non solo aumenta il numero di commercianti coinvolti in rapporti usurari, ma molti di questi s'indebitano con più strozzini. Le posizioni debitorie perciò possono essere ragionevolmente stimate in oltre 500mila, con interessi ormai stabilizzati oltre il 10%. In particolare, nel triennio 2005-2007 sono state 165.000 le attività commerciali e 50.000 gli alberghi e i pubblici esercizi costretti alla chiusura. Di queste un robusto 40% deve la sua cessazione all'aggravarsi di problemi finanziari, ad un forte indebitamento. Un fenomeno preoccupante perché per molti può rappresentare l'anticamera del girone infernale del prestito a strozzo. Di solito si inizia con il chiedere piccole cifre in prestito. A poco a poco si alza la posta, convinti di pagare, e in un attimo ci si trova in un tunnel senza fine.

Che fare?
L'immediata denuncia del reato. Purtroppo oggi siamo su livelli insoddisfacenti di denunce. Certo non può essere sottovalutato il fatto che ci sia una maggiore attenzione e sensibilità dell'opinione pubblica, una più attenta attività investigativa, ma non basta. Mi preme sottolineare che oggi per fare una denuncia non occorre essere eroi. Il compito delle associazioni antiracket e antiusura è proprio ridurre il rischio personale di ritorsioni e fare in modo che le denunce siano il più efficaci possibili. Lo Stato infatti, attraverso i fondi solidarietà, consente di ristorare i danni subiti (vedi box nella pagina a lato, ndr). A oggi, siamo a 25 milioni di euro ristorati. Spesso le vittime arrivano ai nostri sportelli quando è troppo tardi, quando l'impresa è ormai a pezzi. Il consiglio è sempre lo stesso: non assumere mai attegiamenti di sfida, ma alla prima intimidazione rivolgersi alle associazioni territoriali e denunciare il reato.

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