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Emissioni limitiamole anche in vigna

Vino e ambiente

Emissioni limitiamole anche in vigna

Arriva il primo metodo italiano per controllare l’impatto sul clima nella filiera del vino. E ridurre il rilascio di CO2 in atmosfera.

Riccardo Oldani- Ristoranti.Imprese del Gusto

24 Giugno 2010

Una volta lo chiamavano “greenwashing”, cioè darsi una pitturata di verde. È la tecnica, usata da molte aziende, di assegnarsi meriti in campo ambientale - che oggi sono molto di moda - senza in realtà fare nulla di concreto. Ma con il tempo i consumatori si sono fatti furbi e cercano sempre di più riscontri concreti a quanto sbandierato dalle imprese. Dubbio legittimo Alla tentazione del greenwashing devono saper resistere anche le aziende vinicole. Con la scusa di un'attività legata al territorio, e quindi orientata a preservarlo, le cantine si presentano come paladine dell'ambiente. Ma molte fasi della filiera, dalla produzione delle bottiglie alle spedizioni, hanno un impatto negativo, soprattutto in termini di emissioni inquinanti di anidride carbonica e di altri gas, come il metano, che alterano il clima. Ora però anche in Italia è stato sviluppato un sistema di “contabilità” delle emissioni di gas serra che consente alle case vinicole di certificare la loro reale impronta ecologica. Si chiama Ita.Ca ed è stato sviluppato da Sata, uno studio agronomico di Rovato, in provincia di Brescia. È stato presentato allo scorso Vinitaly in occasione di un convegno, organizzato dall'Informatore Agrario. Hanno partecipato anche esperti francesi e australiani, che hanno collaborato con i tecnici italiani per predisporre il sistema. In Francia già dal 2000 funziona il sistema Bilan Carbone, mentre l'International wine carbon calculator (Iwcc) è in fase di sviluppo in California, Nuova Zelanda, Sudafrica e Australia. Su quale assunto si basano questi sistemi? Innanzi tutto sulle indicazioni dell'Ipcc, il gruppo internazionale di climatologi secondo cui, nell'ultimo secolo, la temperatura media del pianeta è salita di quasi 2°C, contestualmente con la concentrazione di anidride carbonica (e di altri gas serra) in atmosfera. Impegni vincolanti Le previsioni dell'Ipcc sono che non dobbiamo assolutamente superare una concentrazione di CO2 in atmosfera di 450 parti per milione (ppm). Attualmente siamo a 384 ppm; prima della rivoluzione industriale, a metà Ottocento, eravamo a 270 ppm. Per evitare che le emissioni crescano sono stati definiti accordi internazionali, come il famoso Protocollo di Kyoto. In ambito europeo gli obiettivi sono fissati dalla cosiddetta direttiva 20-20-20, che mira entro il 2020 a ridurre del 20% le emissioni di gas serra e a portare al 20% sul totale la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili. «Il sistema Ita.Ca - spiegano i suoi due ideatori Pierluigi Donna e Marco Tonni - consente per la prima volta di valutare le emissioni dirette di CO2 provocate dall'utilizzo di combustibili fossili, tra cui il consumo interno di energia o per il lavori aziendali, l'energia acquistata da fornitori esterni e tutto il ciclo di vita dei prodotti e materiali che si acquistano e si utilizzano durante il processo produttivo, dai tappi alle bottiglie». Consente anche di valutare l'anidride carbonica recuperata dal riutilizzo di sfalci e potature, partendo dal presupposto che, in vita, una pianta assorbe e sottrae all'atmosfera tanta CO2 quanta ne restituisce quando viene bruciata. Produrre energia pulita dal materiale che proviene dai vigneti o dalle colture ha quindi un saldo in pareggio, per quanto riguarda le emissioni e riduce l'impatto di una cantina sull'ambiente.

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