Drink, caffè e food tutto senza fronzoli

Caffetteria –

Ibrido come un lounge metropolitano, ma con l’anima da vecchio bar di quartiere. È il Bologna Gran Bistrot, dove qualità e servizio sono di sostanza

Dalla riproposizione filologica (quasi mai riuscita) delle osterie di gucciniana memoria al ribaltamento completo in chiave ultra metropolitana, a Bologna c'è spazio per formule che sono tutto e il contrario di tutto. Nascono, si evolvono (e muoiono) i locali più disparati. È in questo coacervo di stili e di tendenze che sta trovando il suo giusto posizionamento un nuovo bar caffetteria enoteca assai intrigante. Quasi un ibrido.
Si chiama Bologna Gran Bistrot e ad aprirlo è stato un giovane di 31 anni, Sven Ferioli, allievo di “Freccia” (mitico barman di provincia a Piumazzo), con alle spalle un'esperienza importante con il Bakery Cafè, e poi a Palazzo Gnudi e al ristorante Sette Archi. «Ho trovato questo posticino in un quartiere in rilancio (la zona dell'ex mercato ortofrutticolo di fronte al nuovo Municipio di Mario Cucinella) e ho subito capito quello che desideravo: un romantico bistrot, un po' vecchio stile. Ma non alla francese, bensì “alla bolognese”». Un po' bar di quartiere che conserva il senso dell'accoglienza per un pubblico di tutte le fasce sociali e di età, un po' luogo tranquillo per una gustosa pausa pranzo a base di piatti espressi cucinati (3 primi e 3 secondi), un po' ristorantino di cucina bolognese per la sera. Non senza una discreta scelta di vini che dà anche una caratterizzazione di enoteca, con le bottiglie in primo piano, e una curata caffetteria con la linea Bottega di Caffè Cagliàri, corredata da una croissanteria non dozzinale (apertura quindi dalle 7).
Insomma, un punto di incontro che evoca la vecchia Bologna. «L'atmosfera vuol essere conviviale, informale, allegra in ogni momento - prosegue Ferioli - come in famiglia, ma senza perdere d'occhio la qualità e, soprattutto la sera, anche la possibilità di creare un ambiente intimo e tranquillo. A prezzi popolari: a pranzo, 80 g di pasta fresca e caffè, 7 euro. Coperto e acqua li offriamo noi».
Anche nella caffetteria, si punta alla sostanza: «Stiamo sul classico, non prepariamo caffè “strani”, ma facciamo parlare il prodotto: senza fronzoli. Sempre “no frills” è anche l'aperitivo: quel che non deve mancare c'è, ma niente ammassi di gente al buffet, solo stuzzichini serviti in piattini. Cerchiamo di nobilitare quello che va per la maggiore. Ad esempio, il Negroni lo facciamo solo con Carpano Antica Formula, o con il Punt e Mes». Per quanto riguarda i vini, Ferioli preferisce pochi fornitori per più referenze. E “sbicchiera” tutto, tranne i vini che vanno decantati come il Taurasi, o più preziosi, come Annamaria Clementi. Accanto a certi grandi nomi, ha pensato di offrire anche dello sfuso romagnolo di qualità, al calice (da 2 euro), e anche al tavolo. Nell'organizzazione, Sven si è preso il compito di far accomodare i clienti, prendere gli ordini e servire personalmente al tavolo. Infatti nel Bistrot il ristorantino convive sempre con il bar a tutte le ore. «Abbiamo istituito - conclude Ferioli - anche delle tessere fedeltà a scalare, con importo caricabile a piacere e con la possibilità di inserire la partita Iva. Si sta rivelando un ottimo modo per fidelizzare i clienti».
Cous cous e tagliatelle a regola d'arte

C'è anche una contaminazione etnica che aggiunge significati nuovi. Affianca infatti Sven nella sua avventura Hakim Chebakia, marocchino, 22 anni appena e a Bologna da quando ne aveva 6 (promessa della boxe, di lui si sono occupati i giornali poiché per cavilli non riesce a ottenere la cittadinanza italiana e quindi a entrare a far parte della Nazionale). È lui lo chef. Il suo cous cous “fuorimenu” è davvero di un'altra categoria… E le sue tagliatelle al ragù riescono a sorprendere anche i più scafati gourmet. «Neanche le mamme bolognesi le fanno come Hakim - dice Sven. Se siete scettici, provatele: vi ricrederete».

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