Design: ieri, oggi e domani

Tendenze&progetti –

Un percorso inedito tra oggetti e progetti che hanno resistito al passare degli anni. E una guida ai futuri trend per ricordare quali sono i principi del “good design”

Con il passare degli anni e delle abitudini della società anche gli ambienti di consumo pubblico come bar e ristoranti hanno modificato notevolmente la loro forma stilistica andando a conformarsi sempre più con le tendenze e le mode del momento; il locale pubblico si trasforma così in un luogo dove l'uomo contemporaneo concilia l'estetica con l'etica, ma soprattutto la funzionalità con l'efficienza e dove il fruitore viene sempre più “aiutato” a relazionarsi con il prossimo, grazie alla particolare architettura e al design appositamente studiato per la dinamicità di questi locali.
Nel momento in cui si progettano gli spazi entrano in gioco differenti fattori, quali la luce, i materiali, e soprattutto il colore; tutti insieme questi elementi fungono da stimolo per molti designer e progettisti nella creazione delle loro location che, oltre a essere caratterizzate da elementi di design accattivanti e suggestivi, devono assolvere il primo e più importante obiettivo, ovvero quello funzionale.
Ma, quali sono i trend e le tipologie stilistiche che possiamo riscontrare ogniqualvolta entriamo in un locale pubblico?


A quali archetipi ci rifacciamo?

All'interno del libro “Design 2029. Ipotesi per il prossimo futuro” (FrancoAngeli, pp. 134, 19 euro) Renato De Fusco immagina delle ipotesi sul futuro prossimo del design. Ne riportiamo alcuni esempi, quelli che, nel bene o nel male, meglio si addicono a un locale pubblico.
Partiamo dalla tendenza “minimalista”, che contraria a ogni forma di irrazionalismo e stravaganza, sostiene tutti quei prodotti che privilegiano qualità, quantità e basso prezzo e che comportano la riduzione di ogni spreco e la possibilità di essere unici in qualunque ambiente. È la tendenza più congeniale al design e in particolare ai locali pubblici: lo è stata in passato (un esempio su tutti sono i Supperclub di Amsterdam, Londra, Instabul ecc.) e lo sarà in futuro. Negli ambienti che si rifanno a questo stile si assiste a una ricerca di “ricostruzione razionale” del progetto, all'interno del quale si privilegia una forzata leggerezza dell'immagine, attraverso la riduzione di spessori, l'adozione di trasparenze e di ampie superfici in colori chiari (in primis il bianco).

Luoghi per scambio di informazioni

Se invece guardiamo alle enormi potenzialità che i mass media esercitano sulle persone, possiamo addirittura affermare, sempre citando dal libro di De Fusco, che ben presto il design acquisterà sempre più le caratteristiche di questi strumenti di comunicazione di massa, arrivando a essere esso stesso un mass medium. Tramite questi strumenti riceviamo ogni giorno ingenti quantità di informazioni, che a loro volta generano nuove tendenze e mode del momento, e quindi nuovi modelli da imitare. Così è il Magabar di Gallarate, uno dei progetti selezionati per voi in queste pagine. O ancora tra le icone di stile segnalate in apertura, la Tonda, progettata dal designer industriale Makio Hasuike e prodotta da Ifi Spa, è la vetrina per il gelato artigianale dove al suo interno il gelato gira in una giostra variopinta, assecondando in primo luogo la vista del fruitore, a discapito del gusto, che passa in secondo piano. Ci sono poi casi in cui la troppa originalità può sfociare in “cattivo gusto” e quindi rientrare nella categoria soprannominata dall'autore del libro “kitsch”. Nel design questa particolare tendenza la si incontra ogniqualvolta che un prodotto, privo di qualsiasi creatività, cerca di imitarne un altro cambiandone però delle caratteristiche (gli esempi in questo caso potrebbero essere infiniti). Possiamo quindi affermare che fanno parte di questa categoria tutti quegli ambienti che sono caratterizzati da una commistione di elementi diversi tra loro, che accostano forme, colori e funzioni più disparate e quasi mai “di gusto”.

No all'omologazione

Un'altra categoria molto contemporanea alla nostra società è quella del “digitale salvatutto”. A fronte di una sempre più elevata disponibilità e varietà di oggetti, si registra di conseguenza, e nella maggior parte dei casi in modo negativo, un'elevata omogeneità delle configurazioni formali.
E quindi siamo invasi da ambientazioni che contengono pezzi di design “dell'ultimo minuto”, ma che poi in fatto di funzionalità e operatività non raccontano nulla, annullando definitivamente il binomio (vincente) tra forma e funzione. La nostra è anche una società fortemente consumista, dove il concetto di “usa e getta” sta diventando sempre più preponderante. Un oggetto usa e getta - afferma De Fusco - gode inevitabilmente di notevoli vantaggi tra cui il basso costo, l'assenza di manutenzione o di riparazione, mentre il maggior limite consiste nel fatto che, dopo aver gettato tutto ciò che si è usato, non rimane più nulla da conservare. È anche vero che oggi il logoramento di un oggetto non rappresenta affatto il momento della sua sostituzione, ma è il contenuto comunicativo che fa scattare l'esigenza di dover cambiare un determinato bene, veicolando così un significato ben preciso.
Un esempio molto rappresentativo del concetto è sicuramente Moscardino, un utensile per alimenti disegnato nel 2000 da Matteo Ragni e Giulio Iacchetti per Pandora Design. Si tratta di una posata usa e getta dalla duplice natura: da un lato forchetta, dall'altro cucchiaio. Essendo realizzata in Mater-Bi, materiale termoplastico biodegradabile, si fa portavoce di un design ecologico all'interno di un ambito, quello dell'usa e getta, che spesso risulta poco attento alle problematiche ambientali.

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