Da Palermo a Milano, uniti contro il pizzo

Protagonisti –

Vincenzo Conticello della Focacceria San Francesco è un simbolo della lotta alla mafia. Ora con Rocco Princi ha aperto una succursale al Nord. All’insegna dello street food siciliano doc

 È diventato un simbolo della lotta alla mafia. Da quando Vincenzo Conticello, esponente della quinta generazione dell’omonima famiglia che gestisce l’Antica Focacceria San Francesco (il tempio dello street food palermitano), ha denunciato i suoi estorsori e ha iniziato a fare attività di informazione antimafia nelle scuole alberghiere e presso le associazioni dei commercianti. Una scelta coraggiosa, pagata in prima persona. «Da quando mi sono ribellato al racket - racconta - il lavoro è diminuito di un 15% anche se nessuno apertamente si è mai schierato contro di me o ha contestato la mia scelta». Conticello, che vive sotto scorta, è ormai un personaggio noto, un testimonial della legalità (la sua storia è raccontata anche nel libro appena uscito “L’Isola che c’è”, edito da Round Robin Editrice). Nonostante la notorietà, le intimidazioni sono continuate e anche negli ultimi mesi Conticello è stato destinatario di minacce di morte. Dall’inizio del 2009 vive a Milano, dove, lo scorso febbraio, grazie alla partnership con Rocco Princi, ha aperto l’Antica Focacceria San Francesco Princi.
A Palermo il suo locale è diventato un simbolo della legalità e della lotta alla mafia.
Anche la focacceria di Milano conserva questa connotazione?

Sì, tanto che vi si possono comprare i prodotti Libera Terra, realizzati dalle aziende confiscate alla mafia.

Pensa che l’iniziativa di Milano sia l’inizio di un nuovo programma di espansione?

Per il momento parlare dell’apertura di altri punti vendita è davvero prematuro, anche se non è da escludere, perché gli affari del locale di Milano stanno andando bene.

Come e quando è nato il progetto dell’Antica Focacceria San Francesco a Milano?

La formula del fast-food è nata in Sicilia e ha avuto come protagonista proprio il cosiddetto cibo di strada, che unisce tre caratteristiche fondamentali: genuinità, semplicità e velocità. Partendo da questi presupposti abbiamo voluto creare un locale rivolto a chi non vuole rinunciare al gusto della tradizione anche se va di fretta. Il progetto era sulla carta sin dal 2002, ma poi, a causa delle ben note vicende di mafia, abbiamo dovuto rinviare e solo all’inizio del 2009 siamo stati pronti ad aprire.

Perché avete deciso di aprire a Milano?

Si tratta di una città strategica per il contesto italiano e di un’eccezionale vetrina internazionale. E quindi rappresenta il luogo perfetto per far conoscere la cucina tradizionale italiana e soprattutto per difenderla dalla minaccia delle cucine etniche e internazionali che si stanno diffondendo sempre di più.

A farvi propendere per Milano è stata anche l’individuazione di Rocco Princi come partner del progetto?

In effetti è stato determinante, visto che è stato proprio Rocco Princi a cercarmi dopo aver visto una mia intervista in televisione. Quando l’ho conosciuto ho scoperto che aveva sviluppato un concept innovativo per Milano: panetterie sempre aperte, dove gustare semplici e saporite specialità mediterranee in un ambiente moderno e raffinato. La nostra collaborazione è nata da una comunanza di idee, pensieri e attività imprenditoriali. Anche lui come noi sposa qualità e tradizione, facendo un incessante lavoro di ricerca delle migliori e più selezionate materie prime (a partire dal lievito madre), selezionando i fornitori che lavorano con i criteri di una volta e utilizzando tecniche tradizionali (come la cottura nel forno a legna). Siamo due imprenditori che, giorno dopo giorno, tramandano il gusto della memoria.

Qual è la formula del locale?

È innovativa, perché unisce fast e slow food: infatti propone sia la velocità del cibo di strada che il piacere della cucina più tradizionale. Però il denominatore comune di queste filosofie è uno solo: l’attenzione massima alla genuinità e alla bontà rustica delle ricette popolari.

Cosa proponete nel menu?

Abbiamo un listino abbastanza completo perché, oltre allo street food, serviamo anche primi e secondi tipici, insalate e dolci. Ovviamente la parte del leone la fanno le ricette dell‘antica tradizione gastronomica siciliana: come il classico pani ca’ meusa, ossia la buona pagnotta ripiena di milza e altri grassetti appetitosi fatti sfrigolare nello strutto caldissimo, o come le arancine di riso, la focaccia maritata (ripiena di fettina di milza o vitello), lo sfincione (pizza siciliana con acciughe, cipolle, pomodori e caciocavallo) e la pasta con sarde fresche, finocchietto selvatico, uva passa e pinoli. E poi caponatine, cannoli dolci, mousse di pistacchi e gelo di meloni, che, a dispetto del nome, è a base di anguria aromatizzata con gelsomino e cannella. Piace molto anche l’esclusivo trionfo di San Francesco, un dolce “di recupero” perché è fatto con le buccie dei cannoli non perfetti, che vengono impastate con ripieno di ricotta e cioccolato fondente.

E in termini di servizio cosa offrite?

Un plus importante è il prolungato orario di apertura: dal lunedì al sabato restiamo aperti dalle 8 alle 23, mentre la domenica operiamo dalle 10 alle 21. Questo ci consente di coprire momenti di consumo molto diversi e di far fronte alle esigenze di target eterogenei.

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