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Da cocktelero a impresario

Liquid chef

Da cocktelero a impresario

Partito come lavapiatti, Junior Merino ha saputo mettere a frutto la sua arte nel fare i cocktail creando una scuola itinerante e una linea di prodotti gourmet

Giuseppe Ballaris

30 Luglio 2010

Ai recenti saloni newyorchesi “The Bar Show” e “Fancy Food”, il 34enne mixologist Junior Merino, meglio noto come “The Liquid Chef”, era più occupato che mai: in camice bianco a illustrare con il suo team, in una serie di seminari, le sue svariate tecniche, offrendo in assaggio ai presenti capsule di Mojito («apritele e lasciate cadere la polvere sulla lingua» consigliava) e fiori pieni di sapori; o, elegante, in giacca e cravatta, dietro al bancone degli stand, a promuovere un'intera linea di prodotti per mixologist (sciroppi, mixer e sali per bordature, vedi box in alto).
Lezioni di mixability dentro un Tir
Merino ha anche creato Alchemix, la prima scuola itinerante al mondo di mixology, ospitata su un tir. È dotata di un grande schermo al plasma e di scaffali in plexiglass con base illuminata che ospitano le diverse file di bottiglie; dieci stazioni per 20 bartender, ciascuna col proprio plasma, con doppio lavandino, tavoli retrattili, cucine a induzione, frullatori e tanti liquori, bitter e sciroppi. Merino ha ideato innumerevoli cocktail per ristoranti e bar in tutto il mondo, dai lounge di Walt Disney World in Florida a diversi hotel in Giappone. Ha lavorato per diversi produttori di spirit, partecipando anche al lancio del tequila di Justin Timberlake, il “901 Tequila”; l'anno scorso ha persino elaborato una carta di cocktail per la linea aerea Mexicana Airlines (con tanto di 'Sweet Turbulence', a base di tequila Cazadores, soda di lime, granatina, lime e succo d'arancia) e una per la compagnia crocieristica Celebrity Cruises.
Un laboratorio da alchimista
«Molti dei miei drink - racconta Merino - contengono il nettare d'agave, la pianta messicana usata per il tequila, che ha livelli glicemici, calorie e carboidrati assai contenuti. Così anche i diabetici possono berli senza problemi». Nel suo laboratorio del Bronx, battezzato “Liquid Lab”, è circondato da una miriade di liquori, provenienti da tutto il mondo, e organizzati in categorie: ci sono il Pimm's No. 3 Cup, il tequila Scorpion Mezcal, bitter peruviani, vodka preparata con sciroppo d'acero oltre a varie sue creazioni molecolari. E poi refrattometri, idrometri, salimetri, pH meter, deidratori, sifoni ecc. E ancora spezie, erbe, frutta di stagione, purè vari, verdure, fiori, tè, aceti, estratti, vini, birre, soda, oltre naturalmente ai suoi prodotti. Una volta al mese, The Liquid Chef organizza un paio d'incontri, con 5-7 persone del settore, accuratamente selezionate. Il prossimo passo sarà un libro che intende insegnare ai lettori a creare nuovi cocktail, invogliando ad armeggiare con nuovi sapori e a dar vita nuove combinazioni.

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