Così il bar di provincia sfida quelli di città

Polifunzionali –

Due fratelli, Luigi e Sergio Sacchi, scuotono la tranquilla vita di Castelleone dando vita a uno format metropolitano. Con tanto di happy hour alla milanese. Succede al Civico 4

Ore 11,30: riunione di redazione. La posta in gioco è alta: si tratta di selezionare i locali da recensire sul numero di settembre. Occorre vagliare tutto con calma, analizzare ciascun modello di business. La discussione assume subito toni accesi. Sul tavolo, una miriade di proposte, segnalazioni dei nostri collaboratori più fidati e le tante visite sul campo. Passano le ore. C’è chi spera di far crollare gli altri sotto i morsi della fame. Poi la folgorazione: la storia di Luigi e Sergio Sacchi, titolari del Civico 4 di Castelleone (Cr), convince tutti. Non capita spesso di imbattersi in due quarantenni, caparbi e coraggiosi, che dalla sera alla mattina decidono di aprire un bar caffetteria in provincia. Un’impresa azzardata, almeno all’apparenza. Tanto più se si pensa che il Civico 4 sembra rispondere più a logiche metropolitane e poco a quelle di una tranquilla cittadina di 10.000 anime contate, con una densità media di due bar ogni 1.000 abitanti. A conti fatti invece l’impresa si è rivelata tutt’altro che arrischiata: il Civico 4 ha aperto i battenti lo scorso maggio ed è già diventato un punto di ritrovo per l’ora dell’aperitivo e non solo. Con una media di 100 scontrini giornalieri nel week end.

Un esordio più che positivo

«Era il nostro sogno di gioventù - esordisce Luigi Sacchi -, sebbene il destino ci abbia riservato ben altro». Luigi, titolare di un negozio di abbigliamento per bambini, e Sergio, agente di commercio, hanno ben poca dimestichezza con la gestione di un bar. «Eppure quando ci si è presentata l’occasione, non abbiamo perso tempo. Vagliate alcune proposte, abbiamo scovato questo locale, in pieno centro, dove prima sorgeva un’oreficeria». Non riesce a nascondere l’entusiasmo Luigi. E ne ha tutte le ragioni, nonostante le comprensibili difficoltà di rodaggio: il sito Internet non è ancora attivo, ottenere un plateatico si sta rivelando un’impresa epica a causa di un’infinita serie di cavilli burocratici e il pomeriggio si dimostra piuttosto fiacco. «Volevamo attrezzare lo spazio esterno con un gazebo, renderlo più accogliente e differenziarci dagli altri - ammette candidamente Luigi -. Il sole batte costantemente sulle nostre vetrine, un gazebo avrebbe protetto meglio il locale rispetto a una semplice cappottina, oltre a darci una maggiore visibilità. Difficile attrarre nuova clientela in queste condizioni. Senza contare che i pochi temerari che frequentano i bar nelle ore più calde sono anziani che si ritrovano per giocare a carte. Un target che poco a che vedere con il concept da noi messo a punto. Speriamo invece di cavarcela meglio in inverno con la sala da tè per le signore».

Fornitori selezionati

Escluso il tempo della “siesta”, gli affari vanno a gonfie vele. Il locale sa sfruttare bene il momento delle prime colazioni con una proposta di brioche di pasticceria (quattro o cinque a rotazione) e una selezione di corn flakes, graditi agli adepti della dieta e ai curiosi. Mentre nella carta dei caffè fanno capolino i più “metropolitani” ginseng e orzo.
Anche la pausa pranzo sta regalando ai due fratelli ampie soddisfazioni grazie alla collaborazione con una gastronomia di Crema. «La vicinanza consente forniture giornaliere - spiega Luigi -. I prodotti, già cotti, sono confezionati sottovuoto. Non resta che rinvenirli in microonde, se necessario, e spiattarli». Tra le proposte, insalata di orzo con i gamberi, insalata di farro con le melanzane, paella, polipo con patate e carne salada, caprino e carciofi alla romana (tra i 5 e gli 8 euro).
Ma è l’ora dell’aperitivo che rivela l’anima metropolitana del Civico 4, quando sul banco fanno bella mostra di sè taglieri di tartine, pizzette, focaccine e chi più ne ha più ne metta. «Non vogliamo scimmiottare i bar di città. L’obiettivo è attrarre la clientela più giovane stuzzicandola con proposte originali. Così per il servizio al tavolo cerchiamo sempre di proporre stuzzichini abbinati al drink o al vino scelto: affettati misti con un bianco (sono 25 i vini in mescita, ndr) oppure gustosi würstel e crauti con la birra». Anche la proposta a buffet ha il suo perché: quando tutti i locali della zona si apprestano ad abbassare le saracinesche, al Civico 4 l’atmosfera si riscalda: dalle 20,30 in poi ecco arrivare sul banco primi piatti caldi e frittate, secondo l’estro. E i prezzi? Il listino del Civico 4 darebbe filo da torcere a qualsivoglia bar di tendenza (2,50 euro un calice di rosso, 8 la flûte di Champagne). Insomma: un locale sui generis per Castelleone. Una formula che doveva necessariamente rispecchiarsi nella giusta cornice.
Un’immagine coerente con l’offerta

Gli artefici del progetto sono gli architetti Santina Caizzi e Carlo Schira dello studio Pan di Crema, che hanno saputo realizzare un tasting bar di forte personalità, a cominciare dal grande logo realizzato in forex grigio antracite, che domina sulla parete di fondo del banco bar, ripreso nella saletta retrostante e nel piccolo cortile esterno. L’ideazione ha rispettato due elementi preesistenti: il soffitto, realizzato in legno a vista, e la pavimentazione in cotto. L’arredo, minimale, pone l’accento su tavoli squadrati, laccati grigio antracite in contrasto con panche e pouf imbottiti in pelle bianca, per aumentare la luminosità dell’interno. Il banco bar laccato bianco lucido e grigio antracite riprende, amplificandolo, il motivo delle pareti, creando una uniformità d’immagine, mentre la “barra” destinata alle consumazioni, con la parte superiore realizzata in vetro acidato retroilluminato da Led, dà vita a un’atmosfera calda, che valorizza l’insieme.
Particolare attenzione infine si è posta all’illuminazione: luce fredda lungo le pareti perimetrali, con l’inserimento di Led, luce calda al centro del locale grazie a una serie di lampade artigianali a discesa, di diversa lunghezza, realizzate con struttura e rete in acciaio ossidato e firmate Artplayfactory di Milano. Ennesimo tocco metropolitano, manco a dirlo.

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