Daiquiri secondo Compagnia dei Caraibi

Ricetta base presentata a Baritalia tappa Fiera Milano Host il 26 ottobre 2015

Ha scelto la strada dell’ironia il team della Compagnia dei Caraibi per rendere omaggio ai personaggi che hanno contribuito a rendere famoso il Daiquiri nel mondo e, al tempo stesso, per creare un legame con le rivisitazioni del cocktail proposte. Un percorso tra il Mar dei Caraibi e l’Europa, che ha assunto il carattere di una cerimonia sacra, con il maestro di cerimonia, Samuele Ambrosi, nelle vesti di sacerdote (anche nel senso letterale, dal momento che indossava la toga di Ginevra, il paramento ecclesiastico portato dai ministri delle chiese cristiane riformate) e con le barlady del team in quelle di suore (in abito da monache) cui veniva affidata la missione di diffondere il verbo del Daiquiri nel mondo.

Prima tappa di questo percorso è Cuba, Paese di nascita del cocktail, dove la “sorella” mandata in missione, Carola Abrate, incontra un vecchio saggio, lo scrittore Ernest Hemingway, colui che dette fama immortale al drink e al Floridita, uno dei locali preferiti dal Nobel dove secondo alcuni il Daiquiri venne creato negli anni Trenta dal barman Costantino Ribalaigua. Da questo incontro nasce Arena, la prima rivisitazione proposta.

Seconda tappa del viaggio è il Messico, dove “sorella” Sandra Gomez scopre il Mezcal, il distillato di agave tipico in particolare dello stato di Oaxaca, che utilizzerà nel suo twist, Ilegal, aggiungendovi anche qualche goccia di Falernum, uno sciroppo dolce di origine giamaicana, molto speziato con aromi di mandorla, zenzero, chiodi di garofano, vaniglia o pimento.

La meta assegnata alla terza barlady, Laura Marcon, è invece l’Italia, Paese dell’ingegnere Francesco Pagliuchi (che combatté con i patrioti cubani nella guerra per l’indipendenza dell’isola dalla Spagna), cui altre fonti attribuiscono la creazione del drink insieme al collega americano Jennings S. Cox, durante il loro soggiorno a Cuba dove lavoravano in una miniera di ferro nella baia di Daiquiri. Il prodotto italiano utilizzato dalla barlady nella sua rivisitazione, Nu Daiquiri a Surriento, è il limoncello, per la precisione il Liquore di limone a firma di Salvatore Calabrese.

La storia di Daiquiri

Sono diverse le storie delle origini del Daiquiri che ne fanno risalire la creazione durante la guerra tra gli Stati Uniti d'America e la Spagna per l'indipendenza cubana (1898), ora ad opera di un marinaio americano, superstite dell’affondamento dell’incrociatore Maine nel porto de l’Havana, ora del Generale Usa William R. Shafter, ora di due ingegneri, l’italiano Francesco Pagliuchi (che divenne anche comandante dei ribelli cubani) e l’americano Jennings S. Cox, impiegati presso una miniera di ferro della baia di Daiquiri. Comune a tutte le storie è l’origine “povera” del drink, a base di un distillato locale di canna da zucchero, il rum, con aggiunta di zucchero e succo di lime, utilizzati sia per rendere più bevibile il distillato, sia come integratori, rispettivamente, di nutrienti e di vitamina C, quindi preziose fonti di energia per sopportare le fatiche della guerra o del lavoro nell’afoso clima dei Caraibi. Per queste virtù fu molto apprezzato anche dagli ufficiali americani di stanza nella base di Guantanamo, che ne favorirono la diffusione anche negli Stati Uniti, mentre a renderlo famoso nel mondo hanno contribuito personaggi del calibro di Ernest Hemingway.

La ricetta Daiquiri secondo Compagnia dei Caraibi

Ingredienti

60 ml Rum Diplomatico Blanco

25 ml succo lime

2 bar spoon zucchero bianco di canna

Preparazione

Servire in doppia coppa.

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