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Come mettere in piedi un bar da flair

Gestione

Come mettere in piedi un bar da flair

Postazioni, pedane, ergonomia e costi di manutenzione ordinaria e straordinaria per un locale specializzato nella tecnica del flair. E poi le regole per ottenere il massimo dei risultati grazie all’allenamento e allo sviluppo della sensibilità. Per gli ospiti e per i drink

Stefano Ninchevich

13 Dicembre 2011

Due sono gli aspetti centrali nella costruzione di un locale dove si fa flair: uno è strutturale, l’altro è umano. Partiamo dal primo. Perno su cui ruota l’intera faccenda è la work station, anche detta bar all’americana. In commercio ne esistono di vari tipi, dai semplici moduli a postazioni a incasso, dai modelli componibili a quelli compatti, dalle unità fisse a quelle portatili. Anche i materiali variano. Di solito si tratta di acciaio, ma esistono anche modelli in materiali plastici, particolarmente economici, che possono trasformare un’unità bar tradizionale in una postazione da flair. I prezzi per una stazione completa, con le attrezzature elettriche, si aggirano intorno ai 5.000 euro. Fatta la premessa bisogna considerare anche gli aspetti ergonomici della faccenda. Per non correre rischi e fare lavorare agevolmente i bartender è necessaria una pedana di almeno 120 cm di larghezza.

L’analisi dei costi
Ciò che può incidere nella spesa, oltre al numero delle postazioni, sono sia i costi aggiuntivi di usura delle attrezzature, valutabili in circa 200 euro annui per singola stazione di lavoro, sia i costi per gli sprechi di prodotto e per le rotture che si aggirano intorno ai 5 euro a serata. Il fattore umano, come dicevamo all’inizio, è l’altro aspetto nodale. Gianpaolo Posata, master trainer e bar manager del banco, il lungo banco a L di 12 metri, del Flairhouse di Villafranca di Verona (Vr) ha le idee chiare: «L’allenamento costante è l’unico mezzo per ridurre al minimo il rischio di sprechi e il pericolo d’infortuni. Ci vuole una preparazione psico-fisica ottimale e uno stile di vita sano. Ogni serata dietro il bancone è paragonabile a una performance sportiva, con tanto di riscaldamento e preparazione mentale. Ma il primo obiettivo resta quello di realizzare drink di qualità nel minor tempo possibile. Quello che dico sempre ai miei allievi è che siamo prima di tutto bartender. Il flair è un’arma in più, che dobbiamo saper utilizzare con sensibilità. Il flair bartender deve sempre avere la situazione sotto controllo, in modo da capire quando è il momento giusto per usare il flair, dando sempre priorità all’accoglienza del cliente».

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