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Cibi e cocktail vanno a braccetto

Dal mondo

Cibi e cocktail vanno a braccetto

Si chiama The Tar Pit il nuovo locale di Mark Peel a Los Angeles: unisce la proposta di cibi d’ispirazione italiana a drink ricercati. Un equilibrio quasi perfetto

Giuseppe Ballaris

02 Aprile 2010

Si chiama The Tar Pit il nuovo ristorante-bar di Los Angeles (609 North La Brea Avenue) aperto dallo chef Mark Peel, già proprietario da più di 20 anni di Campanile, per molti il miglior ristorante della città. La particolarità risiede nell'insolito risalto dato al bar in un locale aperto da un cuoco famoso. Ma, spiega Peel, c'è un motivo: «Non volevo rifare un altro Campanile, perché è unico. Il concetto è di non mettere in competizione cibo e cocktail, ma di avvicinarli, grazie all'apporto creativo della mixologist Audrey Saunders. L'ho scoperta a New York, nel suo Pegu Club, dove mi ha folgorato con la sua semplicità e modestia». Il look degli ambienti è Art Déco, in stile vecchia Hollywood, ed è scaturito dalla creatività della designer Tracy Beckmann.
Una bella offerta di vini del Bel Paese
La cantina è piccola e selezionata: soltanto 27 vini, di cui 12 bianchi, 13 rossi, e due mousseux francesi, tutti a 38 dollari. Tra le etichette italiane, sette in tutto, spiccano i bianchi Costa Del Molino Cococciola 2007, Cantina Frentana, «fenomenale per le ostriche» spiega Peel; Roero Arneis 2008, Fratelli Brovia e Cariola 2007, Erbaluce di Caluso Doc, di Ferrando Vini. Quattro i rossi: St. Magdalener Rondell 2007 di Franz Gojer; Cesanese di Olevano Romano 2007, Corte Alla Luna Proietti; Teroldego Rotaliano 2006, Roberto Zeni; Primitivo Salento Arkè Mastri Vinai, famiglia Papadopoli. L'offerta di birre ne conta 11, tutte in bottiglia. Ma il fiore all'occhiello sono i 14 cocktail in carta, divisi in “neoclassici”, “tributi allo Champagne” e “opportunities” (opportunità), tutti proposti a 12 dollari tranne quelli a base di Champagne, a 16 dollari. «Quello che secondo me rappresenta il punto di forza - dice Peel - è il Trident», una specie di Negroni, ma con il Cynar al posto del Campari, l'acquavite a sostituire il gin e dry Sherry. Si miscelano tutti in parti uguali (2,95 cl) con l'aggiunta di due gocce di bitter di pesca. Si shakera con ghiaccio e si serve in doppia coppetta da cocktail guarnita con un twist di limone. Tra le curiosità del menu leggiamo ostriche, tartara di tonno, vitello tonnato, insalata di polpo e insalata di fagioli bianchi e pecorino, tutti a 9 dollari; carciofi Trastevere (8 dollari); gnocchi con escargot (13 dollari); coq au vin blanc (15 dollari); aragosta e capesante Newberg (17 dollari). Come si vede, l'ispirazione italiana non manca e i prezzi sono ragionevoli

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