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Cambiamenti? Saperli prevedere primo passo per gestirli bene

Gestione

Cambiamenti? Saperli prevedere primo passo per gestirli bene

Preoccuparsi del futuro è una fatica inutile. Anziché chiedersi cosa succederà, meglio provare a immaginarsi il maggior numero di possibili scenari. Altrimenti si rischia di non cogliere i cambiamenti che avvengono intorno al proprio business

Donatella Rampado

13 Dicembre 2011

Per sopravvivere e prosperare in un mondo in continuo cambiamento bisogna essere percettivi, capire le tendenze e coglierne in anticipo i possibili sviluppi. Un imprenditore di successo dovrebbe essere sensibile a quanto gli sta accadendo intorno. I migliori sono quelli che riescono a interpretare l’ambiente e che sanno quindi anticipare le crisi trovando in esse delle opportunità. I fattori da tenere sotto occhio e che influenzano il cambiamento sono: valori sociali, tecnologia, configurazione dei consumi, pensiero politico e l’aspetto economico-finanziario. Inutile interrogarsi su cosa accadrà alla vostra attività. La domanda più utile da porsi è: “Che cosa farei nel caso accadesse….?”. Solo questo atteggiamento permette di prevenire e di mettere a punto delle strategie. Rinunciate all’idea che il futuro possa essere solo uno. Più riuscirete a immaginare possibili scenari futuri per il vostro locale e più aperti e ricettivi sarete ai segnali del mondo esterno.

Capacità di previsione
Osservare in modo obiettivo ciò che sta accadendo non è da tutti. Perché non riusciamo a vedere quello che sta avvenendo? Il “guru” Arie De Geuss dà cinque possibili risposte.
1. Perché i manager sono stupidi. A volte, con il senno di poi, professori universitari e commentatori insinuano che gli imprenditori siano stati ciechi… o sordi per non aver previsto, per esempio, la crisi economica. Ma con il senno di poi siamo tutti bravi a vedere quegli indicatori che avrebbero dovuto farci capire l’evoluzione imminente.
2. Perché siamo capaci di vedere solo ciò che ci è già successo in passato. Se il cambiamento assomiglia a un’esperienza del passato diventa più facile coglierlo. Se invece non abbiamo nessuna esperienza in merito, il nostro sguardo più difficilmente coglierà l’opportunità intrinseca.
3. Perché non riusciamo a vedere quello che non ci piace. I segnali di pericolo vengono ignorati. Cambiare radicalmente spaventa, meglio il vecchio noto che un futuro sconosciuto. A volte speriamo fino alla fine che le cose cambino e che si stia vivendo sia solo una fase temporanea.
4. Perché riusciamo a vedere le crisi solo quando sono già avvenute. Spesso dopo un periodo difficile avvengono cambiamenti strutturali; a quel punto “gli esperti” riescono a leggere meglio quanto avvenuto e tradurlo in nuove strategie sulla base di variabili inedite (ma la strategia proposta rischia di essere già vecchia).
5. Perché possiamo vedere soltanto quello che noi pensiamo possa accadere in futuro. Possiamo capire i segnali dal mondo esterno solo se in qualche modo avevamo immaginato un futuro simile. Più immagini mentali di situazioni possibili impariamo a creare e più saremo pronti a capire i segnali che arrivano dal mondo esterno. Specie se corrispondono a uno dei nostri futuri già memorizzati.

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