Impariamo ad essere virtuosi

Cosa può fare la filiera del caffè in termini di sostenibilità? Molto per aiutare i farmer, ma occorre innescare un circolo virtuoso che renda più consapevoli i baristi sul prodotto, sulle attrezzature e sul proprio lavoro

Nel corso della prima conferenza Onu sull’ambiente nel 1972 è stato introdotto il concetto di sostenibilità quale “condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”. Il suo significato si è poi ampliato, comprendendo anche la dimensione economica e sociale.

Negli ultimi anni questa tematica è diventata oggetto di attenzione e  intervento nel mondo del caffè, lungo tutta la sua filiera: un mondo vastissimo e complesso di cui cercheremo di individuare criticità e positività, senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento, ma di invitare a un momento di riflessione. Il quadro della situazione attuale è preoccupante: indebolite da un eccesso di offerta a causa delle alte produzioni di Brasile e Vietnam, e dalle manovre degli speculatori, le quotazioni di caffè sono ai minimi. Per l’anno in corso l’Ico - International Coffee Organization - stima un surplus di 2,29 milioni di sacchi. È una situazione che penalizza i produttori che, con margini sempre più ridotti, sono costretti a una vera lotta per la sopravvivenza. Come ogni prodotto naturale il caffè ha bisogno di cure: impegni che chi lavora sottocosto non può mantenere, condannato a un futuro di scarsa produttività e minore qualità del raccolto. Tanto che in alcuni Paesi le terre vengono abbandonate.

Un supporto ai farmer

Un processo inarrestabile? I silenzi di alcuni trader alle nostre domande sono un implicito sì, ma non si possono non notare i segnali di chi si sforza di andare controcorrente. Da anni gli enti certificatori sono impegnati in un’opera di aiuto economico e materiale ai farmer e di salvaguardia dell’ambiente. La loro presenza segnala attenzione e un sia pur minimo intervento di aiuto, da apprezzare e valorizzare. Cresce il numero di produttori che punta sulla qualità e sul microlotto che, grazie alla sua eccellenza, offre guadagni interessanti, sebbene per lo più non assicuri una continuità qualitativa.

Stanno dando un contributo importante alla crescita interna e internazionale di caffè di buona qualità le donne, che chi ha conosciuto da vicino definisce determinate e infaticabili. Ci sono poi grandi aziende impegnate in iniziative di sostegno, con l’obiettivo di rendere i coltivatori più completi e consapevoli.

Da più parti si alza la denuncia di mere operazioni di marketing, ma qualcosa si sta muovendo. Invece di limitarsi a bollare queste iniziative con tristi emoticon, l’invito è a seguirle: l’esperienza dice che se sottoposti alla pressione dell’opinione pubblica, anche i colossi possono rivedere, almeno in parte, la propria filosofia produttiva.

L'esperienza di aziende ed esperti

Stefano Goglio - direttore generale Nespresso Italiana
«Nel 2003 abbiamo avviato il programma AAA Sustainable Quality™ nei paesi di origine del caffè, a sostegno di oltre 75.000 co15 febbraioltivatori. Inoltre, in Italia abbiamo lanciato nel 2011 un sistema di riciclo dei due materiali che compongono le capsule, alluminio e caffè, disponibile in 65 città. Grazie a questo progetto, il caffè residuo è stato trasformato in compost e usato nelle risaie del pavese, abbiamo poi acquistato il riso e donato circa 2 milioni 467 mila piatti di riso a Banco Alimentare della Lombardia. Siamo aperti alla collaborazione con tutti gli attori interessati ad abbracciare un sistema virtuoso di recupero».

Mario Cerutti - chief sustainability officer Lavazza
«Nel 2014 Lavazza ha pubblicato il primo Bilancio di Sostenibilità; successivamente ha aderito al Global Compact delle Nazioni Unite, facendo del proprio Calendario 2018 un megafono artistico dei 17 SDGs. Crediamo in un impegno globale che parte nei Paesi produttori, dove abbiamo avviato più di 20 progetti per garantire sostenibilità economica, sociale e ambientale, con particolare attenzione alle donne. L’impegno prosegue nei nostri stabilimenti e uffici, per arrivare al barista, fondamentale per trasmettere i nostri princìpi al consumatore e dare nuovo valore al caffè».

Enrico Meschini - presidente CSC-Caffè Speciali Certificati
«Nella scelta dei produttori premiamo chi si mostra rispettoso dei lavoratori (una piantagione in India ha l’asilo), della qualità del prodotto e dell’ambiente: paghiamo il caffè al di sopra delle attuali quotazioni, perché per noi il lavoro deve essere remunerato, sempre. Nei miei viaggi ho visto più di una piantagione abbandonata perché non più redditizia: un fenomeno preoccupante. Spero che l’onda abbia raggiunto il fondo e cominci a risalire: un prezzo troppo basso impoverisce i produttori e blocca qualsiasi intervento mirato al mantenimento e all’innalzamento qualitativo».

Andrej Godina - presidente Umami, trainer Sca e consulente di più aziende del settore
«Si parla molto di sostenibilità; ora si deve passare dalle parole ai fatti, riconoscendo il giusto ai produttori, perché possano vivere in modo degno e avere i soldi da investire in nuove tecniche di coltivazione. Nel 2006 lo scandalo legato al documentario “Black Gold” spinse Starbucks a impegnarsi in tal senso; oggi lo deve fare chiunque si dichiari sostenibile, uscendo dalla logica della speculazione. Si può cambiare: le torrefazioni devono smettere di essere le finanziarie dei locali e i clienti devono pretendere un caffè rispettoso dell’uomo e dell’ambiente».

Paolo Dalla Corte - titolare Dalla Corte
«Il risparmio energetico è un aspetto spesso trascurato dai baristi, che invece riteniamo centrale e al quale dedichiamo un impegno costante nella ricerca delle migliori soluzioni, fin dal 2002. Per primi abbiamo affidato a un ente terzo, IMQ, la verifica dei consumi delle macchine espresso e nel 2018 con TUV abbiamo ottenuto maggiori dettagli sui consumi. Faccio parte di Ucimac, che sta definendo un protocollo per la classificazione energetica delle macchine espresso: credo sia giunto il momento di averne una internazionale, riconosciuta da tutti, che indichi consumi e prestazioni».

Antonio Quarta - amministratore unico Quarta Caffè
«Il rispetto per l’ambiente è per noi un valore di lunga data, che concretizziamo nell’utilizzo di energie alternative e nella decisione di non offrire il porzionato. Abiamo presentato a Sigep le cialde che l’utilizzo di colle naturali ha reso compostabili, mentre continuiamo a non produrre capsule. La loro praticità ha un grande fascino, ma il nostro brand fa affidamento più su una platea sociale e fedele che su un bacino di consumatori: continueremo su questa strada fino a quando non troveremo soluzioni ecosostenibili; seguiamo con attenzione le ricerche in tal senso».

Carolina Vergnano - amministratore Caffè Vergnano
«Sentiamo la responsabilità verso le generazioni future e nei confronti di chi, nei Paesi produttivi, cerca una realizzazione sociale ed economica. Per le prime, la Torrefazione ha realizzato l’ambizioso progetto delle capsule compostabili: un valore aggiunto che il cliente premia. Abbiamo poi avviato il progetto Women in Coffee con l’obiettivo di raccogliere fondi per acquistare una tostatrice per una comunità di 20 donne, che producono caffè nella valle Hondo, a Santo Domingo. La risposta è stata entusiastica: un segnale incoraggiante». 

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