Alamagoozlum secondo Branca

Ricetta base presentata a Baritalia tappa presso Fiera Milano Host del 26 ottobre 2015

La formula illustrata dalla squadra Branca, capitanata da Francesco Cione, mantiene tutto lo spirito e la complessità della ricetta originaria dell’Alamagoozlum che, nelle intenzioni di Charles Baker autore nel 1939  del “The Gentleman’s Companion”, doveva rappresentare un viaggio intorno al mondo. Per la serie “nomen omen”, il drink in questione è composto da ben 8 ingredienti. In questo caso da: The Botanist Islay Gin, rum Mount Gay da Barbados, gocce di Fernet-Branca, Cointreau, Chartreuse Gialla, sciroppo di gomma arabica (o d’acero), bianco d’uovo e acqua di fonte. Su questo monumentale telaio sono state eseguite tre rivisitazioni.

Viaggi nel tempo, nello spazio e nelle mode alla maniera di Charles Baker, realizzate dal team composto dai barman dell’Octavius Replay the Stage di Milano. Al secolo: Yari Forese, Marianna Mazzoleni e Christian Teducci. Forese ha confezionato Salmana(a)zar, un omaggio al re Assiro, al celebre formato da nove litri di Champagne, ma soprattutto alla “generous measure” di Tsarine Cuvée brut usata al posto della tradizionale acqua di fonte. La rivisitazione è costruita idealmente a misura di bartender nerd. Termine che, slegato da qualsiasi accezione negativa, identifica quel genere di professionista impallinato di cose da bar e ricerca storica. La nota aromatica della Chartreuse Gialla è sostituita da un tandem vanigliato composto da Carpano Antica Formula e di Magna Mater Stravecchio Branca, il tutto esaltato da un gin peculiare distillato sull’Isola di Islay, terra di grandi whisky. Completa il cerchio la nota fresca di Brancamenta. Il tutto servito in un autentico pezzo vintage: la julep’s cup.

Agli anni Ottanta, e al loro edonismo reganiano, è dedicato il Cocogoozlum eseguito da Marianna Mazzoleni. La “roba da ricchi” sta nella base bifronte composta dal pregiato Mount Gay Xo di Barbados e da Botanist, e dalle note aromatiche di Sambuca Borghetti abbinate all’acqua del cocco dipinto di blu, usato come “bicchiere” di servizio.

La terza interpretazione ricorda un dessert. Per Alamara!, eseguito da Christian Teducci, sono stati utilizzati un intero uovo e sciroppo d’acero ai quali è stata aggiunta la nota morbida del Cognac Rémy Martin Vsop e il bitter del Punt e Mes. L’esibizione di per sé scoppiettante si è conclusa con botti e una pioggia di stelle filanti.

La storia di Alamagoozlum
Alagoz, Alagu, Ambaradam…Pronunciare il nome dell’Alamagoozlum è un’impresa, raccontarlo ancor di più, realizzarlo e “twistarlo” è affare da fini enigmisti. Ciò nonostante la squadra di Branca e del suo condottiero Francesco Cione ha scelto il tuffo con il più elevato coefficiente di difficoltà. Niente scorciatoie pop come l’argentino Fernandito o grandi classici della casa come l’Hanky Panky di Ada Coleman, ma una soluzione più “rock ‘n’ roll”. Si tratta dell’Alamagoozlum descritto per la prima volta dal viaggiatore Charles H. Baker nel suo ricettario “The Gentleman’s Companion” del 1939 (sottotitolo Being an Exotic Drinking Book Or, Around the World with Jigger, Beaker and Flask). Il nome del drink deriva da una parola composta: “ala” sta per à la mode, “ma” fa da congiunzione, “goozlum” è un antico slang nordamericano per definire lo sciroppo d’acero.

La ricetta Alamagoozlum secondo Branca

Ingredienti

5 ml Fernet Branca

20 ml The Botanist Islay Gin

15 ml Mount Gay Barbados Rum

5 ml Cointreau

15 ml Chartreuse Jaune

15 ml sciroppo semplice

15 ml bianco d’uovo

20 ml acqua di fonte

gocce succo lime

Preparazione

Servire in doppia coppa.

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