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Boom dei bar a tempo

Tendenze

Boom dei bar a tempo

Il fenomeno temporary evolve: un’opportunità che possono cogliere anche i locali “normali”

Roberto Barat

21 Giugno 2010

Temporaneo e strategicamente effimero. Ma tutt'altro che evanescente. Quello dei temporary store, o pop up store o temporary shop, è oggi un fenomeno in forte crescita e trasformazione che attira l'attenzione di ricercatori e sociologi. Un ricco studio sul tema viene da Francesco Catalano e Francesca Zorzetto che hanno appena dato alle stampe “Temporary Store, la strategia dell'effimero”. Uno studio approfondito del fenomeno che parte dalla storia dei primi shop e si conclude con le interviste ai protagonisti di case history esemplari (Ovs, Prada, Philips tra gli altri altri). Un lavoro con cui si chiarisce subito un concetto. Ovvero che temporary non significa nuova formula distributiva, ma nuovo strumento di comunicazione. Una sorta di mordi e fuggi del marketing che vanta numerosissi esempi pratici anche nel settore del fuori casa. Per esempio il Temporary Café di via Pietrasanta a Milano, aperto nel 2007 e poi diventato bookstore, gallery, Ktm temporary cafè e, infine, Molinari temporary cafè spazio in cui l'azienda di Civitavecchia ha promosso i suoi prodotti e una vasta gamma di cocktail a base di Sambuca Extra, London Dry Gin, Vodka Tovarich e tutti gli altri prodotti che compongono il suo portafoglio. Aperto fino a ottobre alla Triennale di Milano è, poi, il Camparitivo, ovvero il temporary Campari che visto il successo dello scorso anno viene replicato anche per il 2010. Ma anche illy ha fatto parlare di sé con la sua Push Button House, un grande container che si trasforma velocemente in un salotto dall'ambiente e raffinato. E, ancora, Saeco che con il suo Cafè Boutique ha creato uno spazio polisensoriale dove sono stati uniti e fusi multimedialità, design e gusto o, ancora, la Distilleria Nardini che per soli cinque giorni, lo scorso aprile in occasione del Salone del Mobile di Milano, ha sperimentato il suo primo “pop up”. I concetti del temporaneo vanno oltre il semplice shop a tempo. Per esempio una versione “lunga” , ovvero locali destinati a durare qualche anno invece che poche settimane, viene da Andrea Langhi architetto e progettista. In sostanza, la teoria di Langhi è che se il locale per essere davvero trendy non può durare più di poche stagioni allora ha senso partire da una progettazione che preveda impianti e attrezzature che durino e pensare sin da subito agli elementi di arredo come a un qualcosa che deve vivere solo il tempo che serve. Paradossalmente anche il bar stabile può diventare “temporaneo”. Come, per esempio, in quei locali che attraverso elementi mobili o illuminazioni ad hoc cambiano pelle a seconda dei momenti della giornata offrendo spazi diversi a seconda dei momenti. Certo il concetto qui può sembrare estremo, ma in realtà risponde a quei criteri dell'effimero trattato nel volume di Catalano e Zorzetto. Luci, videoproiezioni, elementi d'arredo capaci di trasformarsi diventano i protagonisti del cambiamento del locale nel corso della giornata. Da mettere in pratica ogni giorno, in ogni locale.

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