Bolletta mia, ma quanto mi costi!

Energia –

Dal prossimo luglio chiunque potrà scegliere il fornitore di energia elettrica che preferisce. Ma prima di decidere bisogna valutare bene alcuni aspetti. Ecco quali

Nelle prossime settimane o nei prossimi mesi leggerete grandi bilanci sui primi risultati della liberalizzazione del mercato elettrico. Dal 1 luglio 2007 infatti tutti gli italiani hanno la possibilità di scegliere il proprio fornitore di energia elettrica. È defintivamente tramontata, insomma, l’epoca del monopolio elettrico. Per le aziende in realtà non è una grossa novità. La liberalizzazione era già stata introdotta nel 2004, anche se non ha ancora raggiunto i risultati sperati. Un’inchiesta dell’Università di Bologna condotta alla fine del 2007 su un campione di 800 privati e 600 imprese ha mostrato come solo l’1,8% delle famiglie e il 19% delle aziende abbia in realtà approfittato della situazione e abbia cambiato fornitore.
E questo nonostante una buona parte degli intervistati fosse a conoscenza della nuova opportunità. Quello che colpisce è che ancora l’80% delle piccole imprese non è a conoscenza della disponibilità di offerte. Il freno allo sviluppo di un vero mercato libero sembra risiedere dunque nella mancata propensione della clientela a cambiare. Tra i motivi evidenziati nella ricerca quello più importante è legato alla bassa entità dei risparmi che si riescono a raggiungere, e che non superano il 4%, mentre imprese e utenti si aspetterebbero vantaggi ben più consistenti, dell’ordine del 25-30%. Ma si tratta di traguardi impossibili da raggiungere. La tariffa di base del chilowattora messo in commercio è definita giorno per giorno dalla borsa del mercato elettrico, governata dal Gestore del mercato elettrico (Gse). I costi comprendono una serie di aspetti strutturali, tra cui l’acquisto delle materie prime, la gestione dei macchinari, la distribuzione sulla rete e la manutenzione di quest’ultima. I distributori, insomma, si trovano con un costo del chilowattora già definito per oltre il 90% da spese fisse. Il margine commerciale operativo su cui possono modulare le loro proposte è di circa il 5%: troppo ristretto per poter formulare prezzi stracciati. Uno dei motivi della situazione è che se la produzione di energia non è più un monopolio lo è invece la distribuzione, visto che la rete elettrica nazionale è tutta in mano a un’unica società, Terna.
Al momento, l’offerta dei fornitori di energia, come Enel, Aem, Eni, Multiutility, Edison Energia, La220 e molti altri, si articola in tre diverse tariffe per le aziende. Quella di solito definita come “sicura” stabilisce un prezzo fisso del kWh e lo mantiene bloccato per un certo numero di anni, per assicurare il cliente dalle fluttuazioni dei prezzi, probabili a dir la verità in uno scenario di continua variazione del costo del petrolio. Esistono poi tariffe libere, che assicurano sconti fino al 4-5% rispetto a quelle bloccate, ma variano rispetto al valore del chilowattora acquistato sul mercato libero. Discorso a parte per le “tariffe verdi”, che offrono energia prodotta completamente da fonti rinnovabili. I prezzi sono abbastanza in linea con quelli del chilowattora tradizionale, appena un po’ più cari, ma hanno una valenza ecologica non poco importante.
Enel infine propone anche una tariffa bioraria per clienti business e microbusiness, con prezzi che dalle 20 alle 8 e nei weekend sono quasi la metà rispetto a quelli applicati di giorno. Tali tariffe diventano effettivamente interessanti solo se circa il 70% dei consumi avviene nelle fasce orarie privilegiate. 

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