Roberto Cavalli, il vino

Dici moda e pensi a passerelle, bambole e bellimbusti. Dici Cavalli (Roberto) e pensi a paillettes e manti di animali selvaggi. Il che non ha nulla a che vedere con il vino, se non fosse che Cavalli ha di recente lanciato una linea di rossi. Fino a qualche tempo fa avremmo accolto la notizia come il capriccio di un eccentrico signore, ma i tempi cambiano. Le scorribande degli stilisti nel mondo del vino sono all’ordine del giorno e i risultati più che soddisfacenti (che ne dite di quelli ottenuti dai Caprai?). Non bastasse il vino fa gola anche alle multinazionali. Un esempio per tutti: il gruppo Lvmh, insieme alle griffe Luois Vuitton, Dior, Loewe, ha in portafoglio Champagne come Krug Moët&Chandon e Veuve Clicquot. Difficile pensare ancora a capricci.
La riprova è che dietro il vino di Cavalli c’è Carlo Ferrini, proclamato winemaker dell’anno dall’americana Wine Entusiast (chapeau!). Lui l’artefice, insieme a Cavalli figlio (Tommaso), di questo rosso Igt Toscana. Ammaliante, come le creazioni di Cavalli padre, è sintesi perfetta di merlot, cabernet sauvignon, petit verdot, cabernet franc e alicante bouchet, allevati in due distinti vigneti. In tutto 45.000 piante che, a completo regime,daranno vita ad altrettante bottiglie. Per l’annata 2004 ci accontentiamo di 5.000 bottiglie declinate in una linea prêt à porter, Cavalli Selection, con etichetta ghepardata, e una linea di haute couture, Cavalli Collection, dove la vestina cede il posto al logo di ottone “Rc”. Quando la classe non è acqua…

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