La grappa fatta in laboratorio

Quando Castagner lanciò il distillato d’uva Aqua 21 sul mercato c’era sete di prodotti meno alcolici e meno calorici. E lui placò l’arsura. Dopo dieci anni esatti dal lancio i fatti continuano a dargli ragione. La tendenza dei miscelati leggeri cattura le simpatie di chi vuole stare in forma, di chi ha a cuore la patente a punti, di chi, più in generale, non ama le miscele col turbo.

Se c’è una cosa che distingue il lavoro di Roberto Castagner è la sua capacità creativa, la sua attenzione nello stare al passo con i tempi. Dopo Aqua 21 la Distilleria Castagner di Visnà di Vazzola nel trevigiano ha sfornato altri prodotti innovativi come Torba Rossa o Suite N. 5. E in vista dei prossimi festeggiamenti per i vent’anni di attività si è fatta un altro regalo coinvolgendo una platea di opinion leader del settore nel “Laboratorio Italiano”, primo progetto non solo di collaborazione con tanti nomi noti del bartending da tutto il Paese, ma di vera condivisione nella genesi del prodotto. Ne parliamo con Giulia Castagner, figlia di Roberto, che ha coordinato tutti i lavori e la rete degli abili miscelatori. «La prima sessione di Laboratorio Italiano è stata per noi un’occasione importante per confrontarci con il team su tutti gli aspetti che riguardano questo nuovo importante progetto: partendo dai limiti che la grappa sino a oggi presentava, abbiamo discusso di prodotto in termini qualitativi, di packaging, di branding e degli altri elementi di comunicazione da tenere in considerazione. Grazie alle loro importanti osservazioni stiamo lavorando allo sviluppo del concept finale che sarà presentato a Vinitaly 2018».

Nell’attesa del lancio abbiamo raccolto direttamente da Roberto Castagner – enologo e fondatore della distilleria nel 1997 – alcune anticipazioni: «Questa innovazione, a mio avviso, segnerà una svolta nella storia della produzione. Con un investimento importante abbiamo messo a punto una tecnologia che consente la distillazione della buccia d’uva al netto di vinaccioli e peduncoli d’acino (pedicello), assicurando alla grappa livelli prima impensabili in termini di purezza ed espressione aromatica. Proprio ciò che serve ai barman per realizzare un cocktail moderno».

In un portafoglio-prodotti di un distillatore segugio di nuovi segnali non poteva mancare l’amaro, altro trend della miscelazione contemporanea. «Abbiamo lavorato a lungo – conclude Roberto Castagner – per presentarci al mercato con un prodotto distintivo, in linea con la nostra filosofia. Si tratta di Amaro Leon a base di ben 45 erbe botaniche, alcune tipiche del Veneto come genziana, rabarbaro, angelica e tarassaco, sapientemente selezionate e armonizzate con la nostra Grappa Leon Prosecco Invecchiata 7 anni in barrique».  

Per approfondire il discorso sulle ultime attività della distilleriaquali sono state le performance dell’ultimo anno?

«Il 2017 è stato per noi un anno molto positivo: siamo cresciuti in tutti i mercati in cui operiamo, con un incremento del fatturato di oltre il 10%, registrando una crescita del 15% nel canale fuori casa e un più 30% nell’export.  La nostra qualità è stata anche quest’anno premiata da importanti riconoscimenti. Due i prodotti che ci hanno dato maggiore soddisfazione: Fuoriclasse Leon Riserva 3 anni, il nostro prodotto di punta, e Fuoriclasse Leon Prosecco, che proponiamo di servire ghiacciata, soprattutto in estate».

Quali attività specifiche avete messo in piedi per il mercato fuori casa?

«Da tempo stiamo investendo in attività e strumenti a supporto del miglior servizio della grappa presso i nostri clienti: dal calice appropriato per ogni tipo di grappa, passando per la carta delle grappe con gli abbinamenti al dessert, al nostro manuale “dieci cose che è bello sapere sulla grappa”: un libricino tascabile con alcune nozioni base per chiunque sia interessato a conoscere qualcosa in più sul nostro distillato di bandiera. Sogniamo che nei locali la grappa, al pari del vino, diventi un vero orgoglio da proporre con cultura e conoscenza ai propri clienti, italiani e stranieri».

Quali sono le indicazioni più interessanti emerse dal vostro Laboratorio Italiano?

«Sicuramente l’importanza dell’italianità come elemento da valorizzare e comunicare e tutta una serie di suggerimenti da tenere in considerazione nel design di un prodotto che in questo caso non è pensato per il “fine pasto”, ma per il mondo della miscelazione. Il confronto con questo team di opinion leader ci ha fornito spunti preziosi e una differente prospettiva».

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