A scuola di chef come al ristorante

Un luogo di studio e formazione per futuri chef pensato e realizzato con un progetto che lega architettura e gusto, dove il giovane allievo possa cogliere le suggestioni del futuro luogo di lavoro. Una struttura che dimostra la bontà di questa idea è la Scuola Professionale Alberghiera Pellegrino Artusi di Riolo Terme, in parte creata ex novo e in parte ristrutturata dagli architetti Claudio Piersanti e Rita Rava.
Lo conferma anche il professor Luigi Prestinenza Puglisi, docente di Storia dell’Architettura all’Università La Sapienza di Roma e autore di un’introduzione al libro di Electa che racconta la realizzazione del progetto. «Gli strumenti e gli stimoli non fanno il genio, certo, ma è difficile che il genio si manifesti senza strumenti e senza stimoli. Non bisogna dimenticare che una cosa è pensare di ideare una pietanza in un buio sottoscala e una cosa in uno spazio arioso, stimolante e che, ad esempio, affacci tramite grandi e luminose vetrate su un piacevole spazio esterno, magari un giardino dove sono coltivate essenze che potrebbero essere esse stesse motivo di ispirazione».
E allora quali sono i principi architettonici che dovrebbero fondare il modo di lavorare in cucina? «Oggi è necessario soddisfare l’esigenza di continuità visiva tra gli spazi nei quali il cibo si prepara e dove si consuma – spiega l’architetto Piersanti -. Si possono realizzare, ad esempio, isole che articolano una cucina in spazi dedicati alle diverse attività, ma non la dividono del tutto dalla sala. Insomma si segue sempre più l’esempio dei Paesi orientali, dove il cuoco lavora di fronte al cliente». Proprio questi sono i principi che hanno ispirato il progetto dei due architetti.

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