Gobino, tempio del cioccolato

L’uovo è lì, inevitabile nella sua vetrina sulla porta del negozio. Sembra un uovo. In realtà è “N’uovo”. E si fa guardare. Anche perché sta in piedi da solo. Non ci si poteva aspettare niente di meno da chi, come Guido Gobino, ha sempre avuto un occhio di riguardo per il design. «Il cioccolato è un prodotto di primo impulso, il design sullo scaffale diventa importante» spiega. Così, dall’incontro tra cioccolato e design, ovvero tra Guido Gobino e Pininfarina, è nato N’uovo, una siluettante ogiva di cioccolato di circa 800 grammi che tuttavia rimane inequivocabilmente un uovo. Progettato dalla food designer Daniela Cavalcabò è diventato una delle icone di Torino World Design Capital 2008. Solo 2008 esemplari in vendita a 350 euro al pezzo. Che c’azzecca un uovo di cioccolato con gli eventi della capitale del design? «È l’unione di gusto e buongusto» la risposta di Gobino. Uno come lui non poteva starne fuori.
Quella di Guido Gobino è infatti una singolare storia imprenditoriale, nata da un laboratorio di produzione di cioccolato e caramelle di proprietà del padre e da un’ambizione smisurata: quella di diventare un leader di mercato nel più classico dei cioccolati torinesi, il Gianduiotto. Quando nel 1985 entra in azienda ha in testa di ristrutturare i processi produttivi pur rispettando le ricette torinesi. È convinto che per incrementare la produzione mantenendo la qualità dei prodotti occorre fare innovazione tecnologica. Nasce così il Laboratorio Artigianale del Giandujotto, destinato a produrre il Giandujotto con il tradizionale sistema dell’estrusione, ma nasce anche un progetto di tracciabilità del suo cioccolato a partire dalle materie prime e dalla Nocciola Piemonte Igp, tostata in proprio e della quale garantisce il raccolto d’annata e la provenienza. Per salvaguardare una produzione legata alla tradizione artigianale piemontese s’inventa il disciplinare di prodotto e la Certificazione di Conformità.
Dalla fine degli anni ’90 la sua azienda comincia a crescere alla media del 10% all’anno. Oggi produce circa 180 tonnellate di cioccolato, impiega in media 22 persone e sviluppa un fatturato attorno ai 4 milioni 800 mila euro. Gli piace lavorare sulla sensibilità dei cioccoadepti per provocare nuove sensazioni, in un gioco di crescenti sfumature di sapore. Come le cialdine da degustazione da abbinare a rum, distillati di frutta e vini passiti. Le sue praline si riducono a 5 grammi, le ganache a 4 per mantenere l’assortimento in degustazione.
Alla fine non sa resistere alla tentazione di costruirsi il luogo migliore per degustare il cioccolato. Nella Bottega recentemente aperta nel centro di Torino, non si comperano solo praline e gianduiotti, ma si possono anche degustare sorseggiando una tazza di caffè o di tè. E magari farsi ospitare nella sala di degustazione “estrema”, per rilassarsi con la musica, avvolti nell’aroma di cacao prodotto dai miscelatori, annusando da un olfattorio gli stessi profumi utilizzati nei cioccolati.

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