Il bagno per tutti

Via le barriere architettoniche e toilette a norma, per ogni tipo di ospite, lo impone la legge. E le indagini di mercato insegnano che un bagno accogliente influenza positivamente l'opinione dei clienti

La parola “inclusione” è sempre più sinonimo di civiltà, accoglienza, ospitalità. In un locale pubblico, luogo di aggregazione per eccellenza, essere inclusivi significa consentire l’accesso a tutti, anche a chi convive con una disabilità e può avere problemi di movimento. Il tema non riguarda soltanto gli spazi dedicati al consumo ma anche il bagno, un luogo separato dall’attività di somministrazione, ma molto più centrale di quanto si pensi. Diverse indagini di mercato sulla somministrazione e sulla ristorazione hanno rivelato come le condizioni del bagno restino impresse nella memoria dei consumatori quanto la qualità del cibo, se non ancora di più, e siano quindi un fattore determinante per il loro ritorno in un locale.

Design per tutti

Come bisogna ragionare, allora, per concepire questo spazio? Lo abbiamo chiesto a Stefano Monelli, responsabile marketing e comunicazione di Ponte Giulio, società con sede a Orvieto, ma che ha acquisito da tempo un respiro internazionale, specializzata nello sviluppo di soluzioni per i bagni accessibili a tutti, con una particolare attenzione per anziani, disabili e bambini. «La nostra idea - dice Monelli - è quella del “design per tutti”. Il bagno, anche nei locali pubblici che effettuano la somministrazione di cibo e vino, deve tenere conto di tutte le esigenze con soluzioni funzionali, esteticamente belle, utilizzabili da tutti e semplici da pulire. Il tutto nel rispetto delle normative, che in Italia sono particolarmente minuziose per quanto riguarda l’accesso ai disabili e, va detto, pensate con un’impostazione burocratica che ha voluto introdurre un concetto di bagno-tipo valido per tutte le casistiche e caratterizzato da molte rigidità».

Norme di riferimento ed eccezioni

Le norme di riferimento per le strutture pubbliche utilizzate dalla collettività, in particolare, sono il DPR 503/96, sostitutivo del precedente DPR 348/78, e il regolamento di attuazione dell’articolo 27 della legge 118/71, che definisce l’eliminazione delle cosiddette “barriere architettoniche”, cioè degli ostacoli fisici che impediscono, a chi vive una disabilità, il pieno accesso a un luogo. «Queste norme - dice Monelli - concepite tra gli anni ‘80 e gli anni ‘90, definiscono una serie di obblighi che, in molti casi, sono difficilmente compatibili con la realtà di un piccolo bar. Per esempio, richiedono dimensioni tali per cui un disabile in sedia a rotelle deve essere in grado di ruotare a 360°, su un diametro libero da ingombri minimo di almeno 1,5 m, che richiederebbe la realizzazione di un bagno di almeno 2,5 m per lato. Dimensioni paragonabili a quelle di una camera da letto». In questo modo l’occupazione degli spazi non può essere certo ottimizzata.

Naturalmente esistono le eccezioni. Per esempio, chi subentra in un bar che ha già tutte le autorizzazioni, eventualmente anche in deroga alle norme come può avvenire in molti centri storici, non deve procedere a particolari adattamenti. E poi le varie Regioni hanno tutte emanato loro regolamenti che possono introdurre altri obblighi. «Per esempio - commenta Monelli - in Trentino e in Friuli Venezia Giulia sono stati adottati principi, ispirati alla normativa tedesca, sul posizionamento degli specchi, che non devono essere inclinabili e devono essere appoggiati al profilo del lavandino. In altre regioni questo non accade, perché spesso il ristagno dell’acqua sul bordo del lavabo, a contatto con lo specchio, provoca l’usura del rivestimento superficiale.

La scelta dei sanitari

Detto questo, come si può procedere per allestire un bagno funzionale e “inclusivo”? «Il primo aspetto da considerare - prosegue Monelli - è quello della pulizia, dell’ordine e del decoro, che si basa essenzialmente sulla facilità di manutenzione e, quindi, sulla scelta di sanitari sospesi e di materiali durevoli e resistenti. Per esempio, se si sceglie l’acciaio inox è opportuno che sia di un determinato tipo (per esempio l’AISI 304, lo stesso usato per le stoviglie, ndr), la porcellana è il materiale di riferimento per i vasi, ma per i lavandini si possono scegliere altre soluzioni, come il Corian, che è antibatterico e può essere lavorato in modo da realizzare pezzi su misura». Importante scegliere anche elementi che nascano da una progettazione attenta, come per esempio vasi o orinatoi che utilizzino la minor quantità possibile d’acqua.

Il tutto va pensato anche non tenendo in conto le esigenze di tutti. I disabili, secondo una recente ricerca UE, ammontano a circa il 17% della popolazione europea e, di questi, solo una minima percentuale, pari all’1% della popolazione complessiva, sono costretti su una carrozzina. Ma molti di più sono gli over 65 anni, una fascia della popolazione destinata a crescere nei prossimi anni, soprattutto in Italia. È importante quindi che il bagno sia realizzato da installatori specializzati nei locali pubblici, che sanno a quali produttori rivolgersi per scegliere il materiale migliore. Quanto ai costi, sono davvero molto variabili in base a dimensioni, scelta dei materiali e soluzioni per poter fornire indicazioni sensate. È importante comunque tenere in considerazione il fatto che variano essenzialmente in base al numero di punti acqua che si vogliono installare. La configurazione minima, per il bagno di un bar, sono due punti acqua per i vasi (donne e uomini) e uno per il lavandino.

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