Adotta un vigneto e firma il tuo vino

Vigneti –

Che abbiate un wine bar a Roma o un’enoteca a Milano non importa. Potrete diventare produttori pugliesi grazie all’iniziativa del Consorzio per lo sviluppo rurale della Valle d’Itria: una sorta di adozione a distanza, senza rischi

Siamo tutti vignaioli! Anche Mario Rossi da Marghera o Luisa Brambilla da Gallarate: annata 2009, con tanto di etichetta di famiglia. Che poi non abbiano cantina e vigneto non è certo un problema, sono “produttori” a distanza. È tutto vero e accade nella pugliese Valle d'Itria, la valle dei Trulli, le originalissime case a cono diventate patrimonio Unesco. L'iniziativa in questione l'ha lanciata pochi mesi fa, con immediato successo, il Consorzio per lo Sviluppo Rurale della Valle d'Itria mettendo a disposizione 20 ettari dei propri associati per aspiranti vignaioli.
Annate. Una sorta di “adozione” a distanza, più precisamente di “affido temporaneo”, per un periodo minimo di tre annate. I filari sono già tutti prenotati e c'è una lunga lista d'attesa nel caso si liberasse un pezzo di vigna. Un segno di speranza per una terra, tra le province di Bari, Brindisi e Taranto, che nel 1972 aveva oltre 15 mila ettari di vigne, oggi ridotti ad appena 3 mila. «Siamo stati contattati anche da molti proprietari terrieri e ci sarebbe la disponibilità di centinaia di ettari, ma dal punto di vista tecnico e gestionale oggi saremmo in grado di governarne al massimo altri 50», spiega Domenico Bufano, il presidente del Consorzio per lo sviluppo rurale della Valle d'Itria.
In ogni modo il progetto sarebbe senza rischi d'impresa perché il vigneto si fa e si coltiva solo se c'è l'impegno di un aspirante “genitore”. Una volta trovato l'affidatario si fa un accordo per tre anni e per una quota minima di 500 metri quadrati di vigna, da impiantare ex novo o già sul campo. Il Consorzio (info: domenicobufano@libero.it) si accolla le spese di coltivazione e di vinificazione, il neo “produttore” versa un euro per ogni litro di vino e si paga spese di imbottigliamento e packaging. Naturalmente può personalizzare bottiglia e etichetta come preferisce, magari con il marchio di famiglia, nel rispetto però delle normative. Grosso modo per una quota minima di 500 metri quadri (circa 250 filari) si possono produrre a seconda dell'annata 3-5 ettolitri di vino, l'equivalente di circa 400 bottiglie da 0,75 litri o di 400 euro l'anno di solo prodotto.
Altro aspetto interessante è che l'iniziativa del Consorzio valorizza e recupera un vero patrimonio di vitigni autoctoni o regionali. A oggi il più richiesto è il primitivo, ma c'è spazio per la verdeca, il fiano minutolo, la malvasia nera, il negroamaro, il nero di Troia. Per creare i vigneti sono stati utilizzati finanziamenti pubblici pari a 6.500 euro per ettaro (reg Cee 1493/99).
Oggi, tra i produttori a distanza troviamo soprattutto privati, italiani e qualche straniero, anche aziende lontane dall'agricoltura, ad esempio di ceramica o servizi, interessate ad avere un vino con il marchio di “fabbrica” per motivi promozionali. La prima annata del vino dei Trulli sarà il 2009. E, visto il successo, il Consorzio ha stampato opuscoli informativi in tedesco e russo. Dopo Rossi e Brambilla, produttori a Martina Franca e Cisternino, anche Fritz Mueller o Vladimir Alexandrov?

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