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Accordo quadro di Scf anche con Confesercenti

Musica d'ambiente

Accordo quadro di Scf anche con Confesercenti

Il Consorzio Fonografici riformula il tariffario individuando quattro fasce di importi in base alla modalità di diffusione e altrettante in base alla superficie del locale

Riccardo Oldani

02 Maggio 2011

Scf, Consorzio Fonografici, che gestisce la raccolta e la distribuzione dei compensi, dovuti ad artisti e produttori discografici, ha recentemente perfezionato due importanti accordi con Confartigianato, Cna e Casartigiani da un lato e, dall’altro, con Confesercenti. Soprattutto quest’ultima associazione si era dimostrata negli anni scorsi riottosa a trovare un accordo. Abbiamo chiesto a Sergio Paolella, direttore commerciale di Scf, come è stata superata l’impasse. «L’obiezione mossa da Confesercenti - dice Paolella - è che non tutti gli esercenti si avvalgono nella stessa misura dell’intrattenimento musicale per sostenere il loro business e che quindi era necessario introdurre nella tariffazione un criterio che valorizzasse queste differenze.Estendendo quindi a tutti gli esercenti quanto già previsto nell’accordo del 2009 con Fipe, abbiamo riformulato il profilo tariffario, individuando quattro fasce in base alla modalità di diffusione e altre quattro fasce calcolate sulla superficie del locale (vedi le tabelle, ndr)». Chi paga entro il 31 maggio ha diritto all’applicazione della tariffa in base a queste tipologie; dopo la scadenza entra in vigore invece una tariffa unica, corrispondente allo scaglione più oneroso per l’esercente. L’accordo è valido per tutti gli esercenti: gli iscritti alle varie associazioni di categoria hanno poi diritto a sconti, che variano in base alle convenzioni stipulate con Scf.
Emerge il terzo settore
Sempre in tema di novità Paolella aggiunge: «La raccolta registra una tenuta rispetto l’anno scorso che, in un periodo complicato come l’attuale, è un dato positivo e, siamo convinti che la conclusione dei nuovi accordi darà ulteriore impulso. Stiamo anche studiando il modo di trovare un accordo con le associazioni del terzo settore: enti fuori dalla normale casistica dell’intrattenimento, ma per i quali, per un fatto di equità, vorremmo arrivare a definire un’equiparazione con i pubblici esercizi». 

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